Gioco
I bomber dell’Empoli a cena insieme ai tifosi di domani
Una serata con i bambini della Scuola del tifo per Maccarone e Mchedlidze La sala addobbata coi lavori di bambini, raccolti soldi per il reparto di pediatria
EMPOLI. Evidentemente è talmente forte, l’attacco dell’Empoli, che segnare sul campo non gli bastava più. E così anche un paio di gol firmati anche... a tavola. E per l’esattezza alla cena della Scuola del tifo, organizzata dall’Unione club azzurri al circolo Arci di Spicchio.
Bomber a tavola. Insieme ai piccoli tifosi e alle loro famiglie, infatti, si sono presentati anche Massimo Maccarone e Levan Mchedlidze. Che, ovviamente, sono stati letteralmente presi d’assalto da grandi e, soprattutto, piccini. Autografi per tutti, foto con tutti, per coltivare la passione dei tifosi di domani, è chiaro, ma anche per una scopo più nobile. Durante la serata, infatti, sono andate all’asta alcune maglie (di Tavano, Bassi e lo stesso Maccarone) e alcuni palloni autografati messi a disposizione dalla società. Il ricavato - di cena e lotteria - sarà devoluto al reparto di pediatria dell’ospedale San Giuseppe. Accanto ai campioni di oggi, poi, anche uno di ieri, Giampieretti, e l’onorevole Dario Parrini (insieme a Torchia e Barnini, candidati del Pd alle primarie per la corsa a sindaco rispettivamente a Empoli e Vinci).
LavorI in mostra. Una serata speciale, insomma. E in un teatro speciale. Già, perché per l’occasione la sala del circolo Arci di Spicchio (già da qualche giorno in realtà) è stata addobbata dai lavori realizzati, in classe, nelle precedenti edizioni della Scuola del tifo, a partire dal 2007 (l’anno del debutto). I pensieri dei bambini e i loro disegni, insomma, hanno incorniciato una serata dal sapore particolare. Il momento più atteso, forse, di una rassegna che si è chiusa ieri sera ma che, nel corso della settimana, ha vissuto di altri momenti di interesse. Come il dibattito (venerdì sera) in cui l’Unione club ha riunito tutte le componenti della Scuola del tifo chiedendo idee e suggerimenti. Che non sono mancati. Anche se la parola d’ordine è stata un’altra: «continuate così».
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