Toscana
«Baby, bello e anche vincente»
Paolo Ghisoni (Sky) elogia gli azzurri e li premia nel suo almanacco “La giovane Italia”
EMPOLI. Si chiama “La giovane Italia” ma, tranquilli, con la politica non c’entra niente. È, semmai, la “bibbia” del calcio giovanile italiano. O delle sue migliori espressioni. Un almanacco, anzi un viaggio fra i vivai di Paolo Ghisoni e dell’ex difensore Stefano Nava, entrambi giornalisti di Sky, con Stefano Maconi: 450 ragazzi, nati dal 1994 al 1998 che rappresentano il futuro del nostro pallone.
E, ovviamente, in un contesto del genere l’Empoli non poteva che essere protagonista. I giocatori azzurri presentanti nella nuova edizione dell’almanacco (alla sua terza edizione dopo i successi del 2011 e 2012) sono addirittura 13: da Rugani a Tempesti fino a Lapo Carradori, peraltro parente di Pablito Rossi. Un numero importante, insomma, e non casuale. Come conferma uno degli autori, Ghisoni. «A Empoli – spiega – il terreno è storicamente fertile per i giochi. Il settore giovanile è all’avanguardia per idee e professionalità, lo sbocco in prima squadra è garantito, ovviamente per chi se lo merita. Per Sky mi sono trovato a commentare spesso gli azzurri, in serie B, e in squadra c’erano anche 7 elementi cresciuti nel vivaio».
E perché non succede altrove?
«Perché a Empoli si può sbagliare. Nel calcio italiano, forse per mancanza di professionalità, c’è bisogno di risultati immediati. Altrove non succede. Ho avuto modo di seguire gli esordi di Fabregas nell’Arsenal e per almeno 15 partite è stato inguardabile. Però nessuno lo ha messo in discussione ed è diventato un fenomeno. In azzurro avevo visto Tonelli fare cose eccezionali in Primavera, poi ha avuto un anno e mezzo complicato in prima squadra, ma gli è stato dato il tempo di sbagliare e oggi è uno dei difensori più forti del campionato. E non succede solo con i giovani: penso a Sarri confermate dopo aver raccolto 4 punti in 9 partite all’inizio dello scorso campionato».
Un ambiente che fa la differenza, insomma.
«Certo. Unito, ripeto, alle professionalità del settore giovanile. Ricordo che registravano le partite, per studiarle, almeno 5 anni prima che cominciasse a farlo il Milan. D’altra parte se ci sono solo due squadre quest’anno, in serie B, che fanno giocare i giovani un motivo ci sarà. Una è l’Empoli, l’altra il Crotone. Solo che in azzurro giocano i ragazzi fatti in casa».
Che ne pensa della nuova “stella” Rugani?
«Mi piace molto. Oggi, dopo quello che è successo nel posticipo, si parla molto di Berardi, giocatore che rischia seriamente di farsi convocare per i mondiali, ma io sono pronto a scommettere che nel giro di un paio d’anni in nazionale, quella maggiore, ci sarà anche Rugani. Ha un senso della posizione poco comune nei difensori italiani.».
Chi l’ha colpita, poi, dell’Empoli?
«Non è un giovane, ma devo dire che sono sorpreso dal rendimento di Croce. È un giocatore universale, lì nel mezzo dove lo metti fa la differenza. A essere sincero non capisco cosa ci faccia uno così in serie B, ovviamente con tutto il rispetto per l’Empoli. Inoltre mi ha colpito Signorelli. Giocatore forse poco appariscente, ma di grande sostanza».
Secondo lei dove può arrivare l’Empoli?
«So che Sarri si arrabbierà, ma la storia della salvezza è una barzelletta. È una squadra che mi piace molto. Anzi, mi diverto proprio quando la vedo giocare. L’impressione, poi, è che gli stessi calciatori si divertano. Credo che possa essere l’anno buono, insomma. È chiaro che nel calcio ci sono molte variabili, ma se dovessi azzardare una previsione su quello che ho visto finora direi che l’Empoli mi è piaciuto più del Palermo. I rosanero possono avere qualche individualità in più, ma come solidità e impianto di gioco proprio non c’è partita».
Il giovane Empoli, insomma, può diventare anche vincente.
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