Il Tirreno

Empoli

«Non è onesto parlare solo di salvezza...»

di David Biuzzi
«Non è onesto parlare solo di salvezza...»

Marcello Carli parla del cocente passato dell’ultima impresa e del futuro dell’Empoli

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EMPOLI. Un anno vissuto sul filo di rasoio, intensamente. Trascorso a rincorrere il treno dei playoff, a cullare un sogno. Anzi due. Perché Marcello Carli, professione direttore sportivo, e la sua creatura, l’Empoli, ci hanno provato e ci stanno provando.

Fra gol, emozioni, grandi partite e qualche delusione.

«Di sicuro – spiega il dirigente, tracciando un bilancio dei 12 mesi appena salutati – è stato un anno speciale, forse unico. Non ricordo un’esperienza come quella che abbiamo vissuto noi, tutti insieme. Pur senza vincere niente, senza essere promossi, abbiamo vissuto momenti bellissimi indimenticabili».

Cosa si porterà dietro? Quale il ricordo?

«Ce ne sarebbero tanti. Ma fra le tante cose belle che ci sono successe ce n’è una che è veramente più unica che rara: il ritorno da Livorno, dopo aver perso la serie A, con centinaia di tifosi ad aspettarci e applaudirci al Castellani. Solo a Empoli può succedere una cosa del genere».

Forse perché solo l’Empoli, tanto per restare all’attualità, può perdere in casa col Cittadella e, tre giorni dopo, sbancare Pescara in inferiorità numerica.

«È stata un’impresa, è vero. Una soddisfazione che questi ragazzi, i nostri ragazzi, meritavano ampiamente. Col Cittadella è stato un incidente di percorso, lo sapevamo, e il gruppo ha reagito in maniera straordinaria perché è straordinario».

In senso letterale? Cioé fuori dall’ordinario?

«Sì, in quel senso. E, se proprio volete saperlo, è proprio questo l’aggettivo che scelgo per fotografare il nostro 2013: straordinario».

Ma, si spera, non irripetibile...

«Non sarà facile conquistare altri 79 punti, è chiaro. Ma proveremo a farne il più possibile».

Per arrivare alla salvezza, però, ne bastano meno...

«È chiaro che, chiudendo l’andata a 39 punti e meritandone anche qualcuno in più, non sarebbe onesto continuare a parlare di salvezza. Vogliamo e dobbiamo arrivarci, questo sì, ma sappiamo anche di essere già parecchio avanti».

Abbastanza avanti da alzare l’asticella?

«Abbastanza avanti per dire che siamo in alto e vogliamo restarci il più possibile. Il che, sia chiaro, non significa che dobbiamo andare per forza in serie A, ma solo che vogliamo continuare a fare il massimo. Metterci pressioni addosso sarebbe un errore clamoroso e lo abbiamo già toccato con mano».

In che senso?

«Che fra le tante cose belle di quest’anno ce n’è stata anche una, ultimamente, che non mi è piaciuta. E mi riferisco a come è stato accolto il passo falso con il Cittadella. È stata forse una delle nostre peggiori esibizioni, questo è vero, ma nell’ambiente ho sentito troppa delusione, troppe critiche. A parte i ragazzi della Maratona, che giustamente hanno applaudito la squadra a fine partita, c’era un malcontento ingiustificabile. Questo gruppo, ripeto, da un anno e mezzo sta facendo cose straordinarie e merita l’entusiasmo che lo accompagnava nella scorsa stagione. Quest’anno siamo ripartiti senza le due stelle della squadra, Saponara e Regini, eppure siamo ancora lì, a giocarcela con tutti».

Ora, però, inizia anche il mercato e alcuni club potrebbero rafforzarsi cambiando gli equilibri.

«Può succede, è vero. Chi ha la possibilità di fare mercato, come Palermo e lo stesso Pescara, qualcosa farà. Non è detto, perché, che mettere dentro giocatori significhi migliorarsi per forza».

Voi cosa farete?

«Non molto, forse niente. Dipende da diversi aspetti».

Ad esempio?

«Se ci sarà l’occasione di rinforzarci non ci tireremo indietro, questo è sicuro, ma deve essere anche compatibile con le nostre possibilità economiche, che non sono particolarmente importanti. Di sicuro non abbiamo il budget di altri club, soprattutto di quelli appena retrocessi o di società ricche come lo Spezia».

Ma c’è necessità di vendere?

«No, assolutamente. È chiaro che se arriveranno offerte significative le prenderemo in considerazione, ma con questi chiari di luna mi sembra difficile che possa succedere. Inoltre pensiamo di fare poco anche per un altro motivo, cioé per non toccare certi equilibri. E, per lo stesso, non c’è la minima intenzione di indebolirsi. Diverso è il discorso per quei giocatori che non hanno molto spazio: se ci chiederanno di andare a giocare di più cercheremo di accontenarli».

Non pensa che qualche ritocco sarebbe necessario per cullare il grande sogno?

«La squadra ha dimostrato di potersela giocare così. A patto di farlo con leggerezza, senza pressioni. E visto che non possiamo andare sul mercato a prenderci un campione, perché quelli di solito li vendiamo, è inutile fare le cose per il gusto di farle. E, oltretutto, un rinforzo c’è già».

Cioé?

«È Moro, il nostro capitano. Ne abbiamo dovuto fare a meno per dieci partite. Un’assenza pesantissima, che siamo riusciti a colmare grazie alle infinite risorse di questo gruppo. È chiaro, però, che per noi è un elemento determinante. Con la sosta si rimetterà in sesto e, a febbraio, sarà dei nostri».

Intanto circola con sempre più insistenza il nome di Eramo.

«È un buon giocatore. Lo conosciamo bene per averlo affrontato spesso, da avversario, quando indossava la maglia del Crotone. Questo, però, non significa che debba arrivare per forza. In questi primi giorni di stop del campionato ci stiamo incontrando (un primo summit di mercato fra il ds e Sarri è andato in scena lunedì allo stadio, ndr) per capire se abbiamo bisogno di qualcosa, di un rinforzo, cosa ci occorre e come muoverci».

Sembra sottintendere che non è detto che ci sia bisogno di qualcosa...

«È così. Questo è un gruppo forte, straordinario, e non è tanto facile cercare di migliorarlo».

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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