Il Tirreno

Empoli

L’epica impresa di uno strepitoso Empoli

di David Biuzzi
L’epica impresa di uno strepitoso Empoli

Un fantastico 2013 (79 i punti complessivamente conquistati) si chiude col capolavoro: gli azzurri sbancano Pescara in 10

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PESCARA. Cantami, o Musa, l’ira funesta... dell’Empoli. Già, stavolta bisogna proprio esagerare e prendere in prestito - Omero ci scuserà - il celebre incipit dell’Iliade per raccontare quello che riesce a combinare la truppa di Sarri. Anche perché, alla resa dei conti, di impresa epica si tratta. Perché compiuta su un campo di guerra (tanto per restare dentro la metafora) decisamente ostile, con quasi 14mila anime a cercare di spingere il Pescara alla sesta vittoria consecutiva; perché confezionata addirittura in inferiorità numerica, con 46 interminabili minuti vissuti e combattuti, in 10 contro 11 e con 2 giocatori in campo, Pratali e Accardi, dopo lunghe assenze (addirittura interminabile quella del Pampa: 9 mesi); perché, infine, centrata a pochi giorni dal tonfo interno col Cittadella (ora si può dire, anzi urlare: un incidente di percorso). Roba da libri di storia.

L’anno d’oro. Ma anche il culmine di un anno solare, il 2013, assolutamente fantastico, con la bellezza di 79 punti conquistati. Già, perché certe imprese, quelle epiche, non arrivano per caso. Sono figlie di una squadra che ormai da tempo, tolto qualche fisiologico passaggio a vuoto, sta giocando al massimo delle sue possibilità. Come dimostra a Pescara, facendo semplicemente tutto meglio di un avversario annunciato in grande spolvero (e che, in effetti, tanto male poi non è...). Concedendo poco, perché se ti manca Laurini a uno con le qualità di Ragusa qualcosa devi lasciare per forza, e colpendo con uno dei marchi di fabbrica (triangolo veloce Pucciarelli-Tavano-Pucciarelli e rigore di Balzano sbagliato ma poi corretto da Ciccio-gol). Tutto come da copione, insomma, quando si parla di una squadra come l’Empoli. Che, con ogni probabilità, avrebbe avuto modo di chiuderla, la gara, senza l’episodio del rosso a Tonelli.

Non solo tecnica. Il difensore rimedia il secondo giallo in avvio di ripresa. Decisione severa, quella di Gavillucci, ma non scandalosa. Contro un avversario così, però, l’inferiorità la paghi. E, in effetti, nei pochi minuti in cui Sarri studia la contromossa arrivano una palla-gol sventata da Bassi e il pari di Ragusa. La panchina, insomma, forse reagisce tardi, ma dal cilindro del tecnico poi esce la mossa vincente. Non tanto per l’inserimento di Pratali al posto di Tavano, quanto per il passaggio, dopo qualche altro minuto, al 4-5-1. Prima con Pucciarelli a destra e Croce a sinistra, poi a esterni invertiti. Bingo. Con l’ennesima giocata di uno straripante Maccarone, infatti, proprio le due ali confezionano la rete (al 27’) che gela l’Adriatico e mette in rete il Delfino (nel senso di Pescara, ovviamente). Perché l’Empoli non sa solo giocare un gran bel calcio, ma sa anche soffrire. Come nel finale, quando serra i ranghi e trova il massimo da giovani (l’esempio è Rugani, in campo addirittura con la febbre...) e senatori (Pratali torna come era uscito: semplicemente da leader). Perché per le imprese epiche bisogna avere il talento nei piedi, ma anche le idee chiare, tanto cuore e il sangue - che, non a caso, ricorda molto il colore della maglia scelta per la sfida d’alta quota all’Adriatico - che ti scorre nelle vene.

@DavidBiuzzi

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