Sicurezza
Big Mac senza rimpianti «È un pari... da tre punti»
Niente “sindrome di Kennedy” per l’attaccante che parla anche del tridente «Grazie alla fisicità di Mchedlidze è una soluzione che può tornare utile in corsa»
EMPOLI. Qualcuno la chiama “sindrome di Kennedy”, in onore al presidente Usa assassinato 50 anni fa. È, in sostanza, la teoria di quel che poteva essere e non è stato. Una sorta di rimpianto che ti cresce dentro fio a divortati. «Il mondo oggi sarebbe più bello se quel giorno (quell’dell’attentanto, ndr) a Dallas non avesse smessodi piovere e Jfk avesse tirato su la capotte dell’auto». O, nel nostro caso, «sì, siamo primi ma se avessimo battuto il Brescia saremmo stati in fuga». Una malattia, questa, che non sembra aver colpito Massimo Maccarone. Che, infatti, ha le idee non chiare ma chiarissime su quello che è accaduto nell’anticipo del Castellani.
«È un pareggio che vale una vittoria – sottolinea, senza la minima esitazione, Big Mac – per il semplice motivo che l’abbiamo acciuffato quando la partita ormai era persa».
Nessun rimpianto?
«Non è stata una delle nostre migliori esibizioni, ma dopo il primo gol di Ciccio ci siamo sbloccati ed eravamo padroni del campo. In quel momento potevamo e dovevamo chiuderla. Ma non si può sempre pensare che tutto giri per il verso giusto. Siamo nel calcio vero, mica alla Playstation».
Quindi anche il fatto di non essersi ripetuti sui livelli delle due precedenti esibizioni, secondo lei, è naturale?
«Certo. Anche perché era una partita diversa, in condizioni climatiche diverse e, soprattutto, con un avversario che aveva un atteggiamento tattico diverso».
A proposito di tattica:ora l’Empoli può giocarsi anche la carta del tridente pesante?
«Probabilmente non è giusto cambiare dall’inizio perché da più di un anno, ormai, stiamo facendo cose fantastiche. Però sì, Mchedlidze è un’arma importante per noi. Quest’anno riesce ad allenarsi con una certa continuità e si vede. Ha doti fisiche che nessun altro di noi attaccanti può vantare ed è anche bravo a farle valere in pochi minuti. Non è facile giocare pochi minuti, ma lui riesce comunque a lasciare il segno».
E se gioca pochi minuti è colpa di quei due “vecchietti” che, là davanti, continuano a fare la differenza...
«Forse. O forse i “vecchietti” di cui parlate continuano a fare buone cose proprio perché con dei giovani concorrenti così bravi devono dare il massimo in ogni partita e in ogni allenamento».
@DavidBiuzzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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