Il Tirreno

Empoli

Il tridente pesante diventa l’arma in più dell’Empoli

di David Biuzzi
Il tridente pesante diventa l’arma in più dell’Empoli

Nella sfida contro il Brescia sembrava la mossa della disperazione di Sarri ma proprio sull’asse Maccarone-Mchedlidze-Tavano è nato il pari in extremis

2 MINUTI DI LETTURA





EMPOLI. Non si cambierà vestito, l’Empoli. Quello buono, il 4-3-1-2, ce l’ha già addosso da più di un anno. L’abito delle grandi occasioni, quello che scegli per andare alle feste e agli appuntamenti che contano. Con il look pensato e disegnato da Sarri - per la prima volta - in occasione della trasferta di Lanciano dell’ottobre 2012, gli azzurri hanno macinato gioco, punti, vittoria. Hanno scalato la classifica sfiorando il paradiso e riproponendosi ancora lassù, in lizza per un posto nell’olimpo del pallone. Non c’è motivo, insomma, per cercare altro nel guardaroba o in qualche negozio. Però il pazzesco finale della sfida col Brescia ha mostrato un’interessante variante sul tema. Un accessorio che rinnova, tanto per restare sul tema modaiolo.

Il tridente pesante. È il tridente pesante, quello che Sarri ha sganciato negli ultimi 10 minuti, con il Brescia avanti di uno, schierando Mchedlidze al posto di Croce. In quel momento, il tecnico, ha cambiato anche la tattica, passando dal solito 4-3-1-2 a un 4-2-3-1 che, però, è rimasto tale solo sulla carta. Con il georgiano, Maccarone, Tavano e Pucciarelli contemporaneamente in campo, infatti, sul terreno del Castellani c’era disegnato una sorta di 4-2-1-3, quasi un 2-4-1-3 vista la posizione dei due terzini. E il bello è che il pareggio è nato proprio da un’azione che ha coinvolto tutte e tre le punte: torre di Maccarone, sponda di Tavano per Mchedlidze, imbucata di ritorno dell’ultimo entrato al bomber e palla in fondo al sacco. Una meraviglia.

L’arma in più. È chiaro, però, che pensare a una squadra con quei tre attaccanti insieme dall’inizio è difficile, o almeno complicato. Questione di equilibrio. Come, e torniamo al fashion, una bella donna con un bel vestito ma con i tacchi troppo alti per non cadere. Fra i tre, infatti, forse il solo Mchedlidze ha le caratteristiche (fisiche) per garantire un certo tipo di copertura. Però, e non è poco, l’epilogo della sfida col Brescia dice che l’Empoli, ora, ha un’arma in più. Un asso da tenere ben nascosto nella manica, come un baro in una partita di poker, e giocarsi quando il tempo stringe e la tattica non è più così importante. Quei tre insieme là davanti, insomma, almeno per uno spicchio di partita possono starci. E, come si sono accorti tutti, qualche minuto può anche bastare.

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca