Il Tirreno

Empoli

Troppo Empoli per essere vero

di David Biuzzi
Troppo Empoli per essere vero

Va sotto al 4’ ma si rialza in fretta e così bene da ribaltare sia la partita che il povero Spezia

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LA SPEZIA. È troppo bello per essere vero. Sì, questo Empoli è davvero troppo bello per essere vero. Lo ripetiamo e, forse, sarebbe il caso di ripeterlo in eterno (tranquilli, ovviamente è solo un modo di dire). Perché lassù dove osano le aquile, cioé al Picco, solo gli azzurri a fare il nido. Con una prova sontuosa, quasi ai limiti del commovente. Un’esagerazione? Beh, probabilmente sì, però è sicuramente un’emozione vedere una squadra che, su un campo difficile e contro un avversario ricchissimo (di soldi e, di conseguenza, di giocatori di qualità) va sotto dopo 4’, alla prima zampata di Ebagua, ma, con grande naturalezza, riporta la palla al centro e continua a fare quello che sa fare meglio: giocare al calcio.

La classe operaia... Ed è un calcio bello da vedere, quello dei ragazzi di Sarri, coinvolgente ed entusiasmante anche se, forse, non sempre produttivo. Dopo lo schiaffone rimediato, infatti, uno straripante Tavano costruisce tre palle-gol che i compagni non sfruttano, poi ci va vicino lui, in prima persona. Sembra una partita stregata, insomma. La vecchia storia dei più ricchi che sono pure più fortunati. E invece no, stavolta in paradiso ci va la classe operaia. Ma non con l’amarezza che accompagna i titoli di coda del film-capolavoro di Elio Petri del 1971 (quello interpretato da Gian Maria Volontè), ma con il sorriso. Quello di Ciccio e Big Mac, che continuano a segnare e scrivere la storia (il primo agguanta il pari dopo una percussione di Laurini, il secondo “griffa” il sorpasso a 5’ dall’intervallo su cross di Croce) e che ora sono - solo in campionato - a 152 gol complessivi con la maglia dell’Empoli (95 Tavano, 57 Maccarone), ma anche quello di Verdi, che chiude set e match ad inizio ripresa con un controllo e tiro da vero big (tanto che fa strano pensare che sia il primo gol in B di un talento simile... misteri del pallone). Quelli, in definitiva, di una macchina che si avvicina sempre più alla perfezione (qualità che, si sa, non è di questo mondo) e che ora è davvero la prima della classe (perché anche in caso di aggancio il Palermo sarebbe dietro per lo sconto diretto perso al Barbera alla seconda giornata). Lo dice la classifica, insomma, ma soprattutto oggi lo dice, anzi lo urla, la qualità del gioco.

Onore all’architetto. Onore agli azzurri, insomma. E, soprattutto, all’architetto che questo splendido edificio lo ha prima pensato e poi tirato su con il lavoro quotidiano. Si chiama Maurizio Sarri, l’allenatore. Solo che, ultimamente, lo sta facendo così bene, il suo lavoro, da sfiorare l’infallibilità. Non sbaglia una mossa, insomma. Quasi come un re Mida moderno riesce a trasformare in oro tutto quello che tocca. Come Verdi, tenuto buono per 7 partite e ora rilanciato nel momento evidentemente più opportuno. Come Mario Rui, schierato da titolare al posto di Hysaj (di rientro dalle nazionali). Ma, più in generale, è proprio il gioco dell’Empoli, del suo Empoli, a portarlo sotto i riflettori. Perché quella azzurra è una truppa che non butta mai (o quasi) via la palla, perché sfrutta fino in fondo le qualità dei suoi singoli, soprattutto gli eterni fenomeni dell’attacco, con la palla sempre a terra, la partecipazione totale al gioco e tante idee nella testa. Troppo bello per essere vero. O meglio: troppo Empoli per essere vero. E per chiudere, prendiamo in prestito il tweet con cui un lettore ha commentato la diretta sul liveblog del nostro sito: «Se in A ci fosse un allenatore che fa giocare la propria squadra come Sarri fa giocare l'Empoli, staremo preparando la beatificazione». Parole sante.

DavidBiuzzi

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