Il Tirreno

Empoli

Il Bari rovina la festa di Tavano

di David Biuzzi
Il Bari rovina la festa di Tavano

Cicciocentus segna ancora, ma l’Empoli non la chiude e Galano (con l’aiutino) pareggia

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EMPOLI. Dicono sia il bello del calcio e probabilmente è pure vero. Solo che quando tocca a te, proprio bello non sembra. Anzi. Succede, infatti, che l’Empoli non vince una partita che, sostanzialmente domina. Certo ha la colpa, grave, di non chiuderla, ma sicuramente il sapore che resta in bocca è quello, amaro, della beffa. Anche perché il Bari pareggia con un episodio controverso. Anzi, è chiaro a tutti che l’azione dei pugliesi, poi coronata dalla rasoiata dello specialista Galano, nasce da un evidente fallo di mano di Fossati che, nella sua metà campo, blocca un passaggio filtrante di Signorelli. Il braccio non è attaccato al corpo, ma l’arbitro Fabbri opta per l’involontarietà. Un errore (non il solo del direttore di gara) che non è clamoroso perché avviene a 70 metri dalla porta dell’Empoli, ma che alla resa dei conti pesa, eccome, sulla sfida del Castellani.

Niente primato. E anche sulla classifica, in realtà, perché finisce per ricacciare l’Empoli al secondo posto dopo il ko (nel tardo pomeriggio) del Lanciano e l’acuto (il solito) dell’infinito Tavano che aveva tenuto gli azzurri davanti a tutti per diversi minuti. Anche questo dato, però, contribuisce a rendere indigesto il boccone. E, come accennato, al di là del già descritto episodio ci sono le colpe (in senso metaforico) degli azzurri che non riescono a graffiare come al solito e non fanno fatturare la netta superiore che il campo racconta. C’è più qualità, dalla parte degli azzurri, più organizzazione e anche più idee. Di tutto di più, insomma, come nei vecchi spot di mamma Rai. Alla voce gol, però, resta quello che arriva ad inizio partita.

Cicciocentus non basta. Lo segna Tavano, proprio lui. Lui che, poco prima, era stato premiato da società e tifosi, davanti al popolo del Castellani, per lo splendido record dei 100 gol in azzurro. Sono 101, ora, perché la sua festa sembra non avere fine. Lo segna con un destro (quello classico, dalla sua mattonella) deviato, ma soprattutto con un precedente aggancio (su lancio chilometrico di Valdifiori) da autentico fenomeno. Sembra l’inizio di una serata magica, insomma, perché il Bari ha sì il merito di restare vivo (e sarà premiato, anche troppo, per questo) ma sono gli allievi di Sarri a imperversare. Anche quando Croce deve arrendersi a un colpo rimediato pochi minuti prima e lascia il posto a Castiglia. Un problema, perché con Moro già out il centrocampo è nuovo di zecca per due terzi, ma metabolizzato con danni minimi. Il problema, semmai, è che là davanti il bomber stavolta ha poca compagnia. Maccarone, infatti, conferma di non essere nel suo migliore momento con una gara opaca. C’è la solita generosità, sia chiaro, ma gli spunti sono rari. E anche il gioiellino Pucciarelli stavolta non riesce a lasciare il segno, accendendosi poche volte e senza risultati apprezzabili. Così lo spettro del pari resta nell’aria come una maschera di Halloween in ritardo. E si materializza, come detto, con un concorso di cause: le doti balistiche di Galano, ovviamente, ma anche la “topica” arbitrale, un rimpallo sfortunato e persino il doppio tocco Bassi-palo interno che fa addirittura sperare di scacciare lo spettro per qualche “lungo” millesimo di secondo.

Occasione persa. Invece niente, la beffa arriva e l’occasione di tornare in vetta (e allungare sul Cesena) sfuma. Per guardare tutti dall’alto ed allungare il passo, dunque, serve qualcosa di più. Un esempio? Più fortuna, più stelle accese insieme e anche più attenzione degli arbitri.

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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