Sicurezza
Il bilancio resta in rosso, ma di poco
L’assemblea dei soci lo approva con una perdita di 700mila euro
EMPOLI. È ancora in rosso, proprio come l’anno scorso, ma con un “tono” molto meno acceso. Si tratta del bilancio dell’Empoli, quello chiuso al 30 giugno scorso e approvato, da pochi giorni, dall’assemblea degli azionisti. Bilancio che è passato dai -3 milioni del 2012 ai -700mila euro attuali.
Non ci sarà da brindare con lo champagne, insomma, ma i conti cominciano a tornare. «In realtà – sottolinea l’amministratore delegato Francesco Ghelfi – pensavamo di poter chiudere in pareggio, ma poi ci sono stati un paio di sorprese, di cui almeno una gradita. Da una parte, infatti, alcune minus-valenze legate alle risoluzioni delle comproprietà e dall’altra, e questo è l’aspetto positivo, i premi per la salvezza del luglio 2012 e per i playoff del giugno 2013. Sono andati tutti nello stesso bilancio, insomma, appesantendolo».
Alla resa dei conti, comunque, l’uomo dei numeri sembra soddisfatto. «Chiaramente avremmo preferito chiudere senza il segno “meno” davanti – aggiunge il dirigente – ma si tratta di un bilancio positivo. Anche perché abbiamo confermato la tendenza di abbassare i costi, con una diminuzione della busta paga, e lo stesso accadrà l’anno prossimo». Gli stipendi, infatti, restano di gran lunga la voce più consistente del capitolo “uscite”, mentre quello “entrate” è sempre legato al mercato. «L’ottima cessione di Saponara – spiega Ghelfi – ha fatto la differenza rispetto alla scorsa stagione. Chiaramente non tutti gli anni sarà possibile fare qualcosa del genere, ma dobbiamo proseguire su questa strada proprio perché gli altri ricavi si sono ormai standardizzati sui 4 o 5 milioni. Cifre importanti, per carità, ma difficili da incrementare». In questo senso, dunque, anche i milioni spesi sul settore giovanile vanno interpretati come veri investimenti.
E per cancellare definitivamente quel segno “meno”, ora non resta che insistere. «Il trend è positivo – conclude l’amministratore – e gli effetti della “salary cap”, che vedremo fra un paio d’anni, ci agevoleranno il campito».©RIPRODUZIONE RISERVATA
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