Il Tirreno

Empoli

Tavano chiude un caso che non si è mai aperto

di David Biuzzi
Tavano chiude un caso che non si è mai aperto

Il bomber spiega quel calcio alla panchina al momento del cambio «Certo, volevo restare in campo, ma in pochi attimi mi è passato tutto»

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EMPOLI. È una storia da calcio 2.0, da villaggio globale del pallone. Quello del “grande fratello”, per intendersi, dove l’occhio lungo delle tv arriva un po’ ovunque. Succederà anche nel cuore di Empoli, fra un po’, visto che saranno installate 40 telecamere per una densità probabilmente da record del mondo. Ma, intanto, capita al Castellani. Dove la tecnologia di Sky, quella che porta i gesti tecnici dei grandi campioni in tutte le case, immortala anche lo sfogo di un bomber. Quello di Ciccio Tavano, ovviamente, che rifila un calcio alla panchina dove è stato appena richiamato dal suo allenatore.

Ce ne sarebbe abbastanza, sempre pensando al calcio 2.0, per aprire un caso. Solo che Empoli è pur sempre Empoli e l’isola felice resta tale anche insieme alla tecnologia. E a far ricredere “quelli che benpensano” - intesi proprio nel senso (ironico) della canzone di Frankie Hi Nrg Mc - è proprio il diretto interessato, il bomber, che spiega quello che è accaduto con la stessa naturalezza con cui ha “freddato” Bressan e tutto il Varese pochi minuti prima del “fattaccio”. «È stato un gesto istintivo – spiega – uno sfogo di un paio di secondi. Volevo restare in campo, questo mi sembra chiaro, ma con quel gesto è passato tutto. Alla fine della partita, infatti, ho festeggiato la vittoria insieme ai miei compagni, al tecnico, a tutti. Se qualche tifoso è rimasto male per il mio gesto, però, mi scuso».

Forse non è il caso: quando è uscito, infatti, ha comunque abbracciato Verdi che entrava al suo posto e salutato l’allenatore...

«E ci mancherebbe che non avessi fatto una di queste cose. Secondo me, infatti, il caso non esiste proprio. O almeno non esiste per me. Non volevo uscire e mi è dispiaciuto, tutto qui. Ma, come sempre, rispetto le scelte senza obiettare o polemizzare».

Dica la verità: sentiva il sapore del gol numero 100?

«Beh, fatto il 99 mi sarebbe piaciuto festeggiare proprio al Castellani, a casa mia, coi nostri tifosi. Ma non è un problema. Non voglio che questo traguardo diventi un’ossessione, l’ho sempre detto. Colgo l’occasione, però, per ringraziare i ragazzi della Maratona che mi hanno regalato un coro proprio mentre uscivo».

Fra l’altro non avrebbe avuto neanche senso “guastarsi” un pomeriggio come quello di sabato.

«Vero. Abbiamo disputato una grande partita, surclassando un avversario forte. E abbiamo segnato due gol bellissimi. Credo che, in tutto il weekend, solo l’Arsenal sia riuscito a fare meglio come manovra corale».

Ora, però, c’è da riprendere il discorso anche in trasferta e la prossima, a Castellamare di Stabia, somiglia pericolosamente a quella di Reggio Calabria...

«Sullo Stretto, secondo me, abbiamo sbagliato perché abbiamo pensato troppo. A cosa? Alla classifica, alla Reggina a troppe cose. Noi, invece, dobbiamo giocare liberi di testa, pensando solo a fare quello che sappiamo fare. Perché quando succede questo, spesso, ci divertiamo e divertiamo. E, quindi, maciniamo pure gioco e punti».

E se lo dice Ciccio, uno che, dopo 99 gol, ha ancora la fame e la voglia di stare in campo - sempre - di un ragazzino...

@DavidBiuzzi

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