Il Tirreno

Empoli

La nuova vita di Uga e Oliver sotto le ali del Gabbiano

di Alessandro Marmugi
La nuova vita di Uga e Oliver sotto le ali del Gabbiano

Fuggiti dalla miseria della Nigeria hanno trovato posto nella squadra di Carnevale «Qui stiamo bene e ci divertiamo». E ora è caccia allo sponsor per le visite mediche

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VINCI. Entrando nello spogliatoio del Gabbiano, facendo due chiacchiere con i giocatori e dirigenti, ci si accorge subito di trovarsi davanti più che una squadra di calcio un vero gruppo di amici. Una grande famiglia che, come tutte le compagini Uisp, deve far fronte a mille difficoltà, ma che nonostante questo, quando c’è bisogno è sempre pronta a tendere una mano. E lo hanno capito subito Uga Okocha e Oliver Onuorah, non appena sono entrati a far parte di questa grande famiglia. Chi sono? Due ragazzi nigeriani, 28 anni il primo, 22 il secondo, che come tanti sono arrivati in Italia in cerca di un opportunità e di un futuro migliore. Due vite distinte unite poi da un destino comune. Scappati da un paese in cui era impossibile vivere, un anno fa hanno preso i loro bagagli, dentro pochi soldi (ma tanta speranza) e sono partiti per l’Italia. Arrivati qua però si sono accorti che quella terra promessa che si immaginavano non esisteva e si sono ritrovati a fare i conti con la dura realtà. La vita li ha fatti incontrare a Empoli, dove aiutano le persone a portare la spesa in macchina e a rimettere a posto i carrelli davanti ai due principali supermercati di Sovigliana per pochi spiccioli e niente più. Dura andare avanti, ma dopo l’incontro con mister Carnevale qualcosa è cambiato. «Ho conosciuto Uga mentre andavo a fare spesa ad – racconta l’allenatore – mi vide con la borsa e mi chiese se avevo delle scarpe da calcio da regalargli. Dopo alcuni mesi però mi ero dimenticato di portargliele e lui incontrandomi mi disse che le aveva comprate». Carnevale così non ci pensa due volte e invita il ragazzo a giocare nel Gabbiano. «Mi disse che aveva un amico che come lui stava davanti ad un altro supermarket e mi chiese se poteva venire». Il mister accetta e così alla truppa si unisce anche Oliver. Tutta la squadra ha accolto a braccia aperte e in molti si sono ingegnati per dargli un mano: il mister va sempre a prenderli a casa per portarli all’allenamento; il custode di Vitolini li ha prestato gli accappatoi, i compagni le ciabatte. «L’unico problema è la lingua – spiega Leonardo Ferri – parliamo in inglese ma soprattutto a gesti». Gli occhi di questi due ragazzi brillano dalla felicità. «Sono arrivato in Italia due anni fa in cerca di un impiego – racconta Oliver, attaccante esterno – per un periodo ho lavorato, ma ora è difficile trovare un occupazione. In Nigeria ho studiato e ho frequentato la Football accademy. Stiamo bene in questa squadra: il mister e i ragazzi sono molto gentili e ci aiutano tanto». Anche Uga, il più esperto dei due, si trova molto bene. «E ci divertiamo molto. Il mio calciatore preferito? Non c’è dubbio Kanu». I due ragazzi sono già tesserati, ma ora servono le visite mediche e così la squadra, che quest’anno deve fare i conti con un budget limitato, sta cercando uno sponsor per coprire queste ed altre spese. Con loro il Gabbiano potrebbe davvero spiegare le ali, due ali grandi e accoglienti, sotto le quali questi ragazzi hanno trovato una nuova vita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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