Toscana
Latini ha preso a calci anche una brutta malattia
Il difensore della Real Isola è tornato a calciare i campi del calcio Uisp con un caschetto protettivo dopo un tumore al cervello: «Ma non penso di essere un esempio»
di Alessandro Marmugi
EMPOLI. È una storia di coraggio, quella di Rico Latini, difensore della Real Isola, formazione che milita nel campionato di calcio Uisp dell’Empolese-Valdelsa. Ma lui non vuole quasi sentirselo dire. Meglio parlare di passione, allora, quella per il calcio. Sanminiatese di 26 anni, fin da piccolo ha sempre giocato a calcio, la sua grande passione.
Agli inizi del 2010 però, improvvisamente scopre di doversi confrontare con un avversario molto più ostico di quelli che di solito incontra sul terreno di gioco. «Non stavo bene – racconta – e dopo una lunga serie di visite controlli, mi è stato diagnosticato un tumore benigno al cervello». Inizia così un lungo percorso fatto di operazioni, cure in giro per l’Italia, momenti davvero difficili. Un percorso che per alcuni mesi lo costringe a fermarsi e a lasciare inevitabilmente lo sport che ama. Ma lui non si scoraggia, combatte, ci mette tutto se stesso e pochi mesi dopo si rimette subito in moto.
«Appena ho avuto l’ok dei medici – spiega – ho subito ricominciato a correre, a fare movimento, per me era la cosa più importante. Poi non appena ho potuto ho cercato subito di riprendere a giocare. Ho saputo dai ragazzi della Real Isola che avevano bisogno di un difensore, mi sono proposto e loro e mi hanno accolto a braccia aperte. Ritornare in campo – prosegue - è stata uno dei primi pensieri che ho avuto durante i periodi brutti, periodi che in seguito il calcio stesso mi ha aiutato a superare. È stata una grande soddisfazione ritornare a calcare i campi di gioco, devo dire che mi sono tolto anche qualche sassolino dalla scarpa, con chi è stato diffidente nei miei confronti».
Rico Latini, ora, gioca con il caschetto prosettivi per evitare gli urti violenti, come quello indossato dal portiere del Chelsea Cech, ma questo non gli impedisce certo di avventarsi sul pallone, con tutta la grinta di sempre. «Non me ne accorgo neanche di averlo – spiega – magari da un po’ fastidio d’estate per il caldo, ma niente di più». Adesso sta meglio, il tumore si è bloccato e lui pensa positivo, come sempre. «Non penso di essere un esempio – confida – abbandonare a questa età sarebbe stata una sconfitta. Non ho paura, l’unico mio timore è quello di aver rimpianti per non aver tentato. Meglio provare e poi fallire». Tifosissimo del Livorno ( «come si fa a non amare la livornesità», dice) Rico Latini ora sogna di vincere ancora. Di vincere il campionato.
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