Il Tirreno

Empoli

Troppi avversari per l’Empoli

di David Biuzzi
Troppi avversari per l’Empoli

L’Avellino, un episodio e (soprattutto) l’arbitro Nasca mettono lo sgambetto agli azzurri

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AVELLINO. Doveva succedere e succede. Al Partenio, di fronte a un pubblico numeroso e caloroso e a una squadra arrembante. Ma, soprattutto, alla resa dei conti l’Empoli, che pure non trova certo la sua migliore serata, s’arrende a un direttore di gara, il signor Nasca di Bari, semplicemente non all’altezza della situazione. E non per l’episodio che, in effetti, decide la sfida, cioé il rigore concesso ai Lupi d’Irpinia con annessa espulsione di Hysaj. Anzi, a guardar bene sembra, quell’episodio, uno dei pochi in cui l’arbitro riesce davvero a prendere la decisione giusta. Peccato che Nasca, per il resto, dimostri di soffrire la bolgia del Partenio più del dovuto finendo per commettere l’errore più grave per un direttore di gara: applica due pesi e due misure. È tutto pro-campani, insomma, con l’apoteosi finale del penalty, netto quanto quello concesso ai locali, non fischiato per una trattenuta di Fabbro su Pucciarelli che si stava avviando a deviare in rete un’incornata di Rugani proprio sull’ultimo assalto.

Tutto in pochi secondi. C’è molto di Nasca, insomma, dentro la partita. Però, partendo dal presupposto che l’Avellino il suo lo fa (e anche piuttosto bene) c’è anche un episodio che, nel giro di pochi secondi, segna decisamente la partita. Succede al minuto numero 34 di un primo tempo che l’Empoli inizia bene (per più di 10 minuti) e che poi soffre (per un periodo altrettanto lungo). Quando il peggio sembra passato, però, anche il crack. Verdi porta palla su un contropiede 3 contro 2, è l’occasione per andare a far male. Il rientrante fantasista, invece, quella palla la perde malamente e innesca la contro-ripartenza degli irpini che porta, dopo il palo di Galabinov e un superbo salvataggio di un sempre splendido Rugani su Castaldo, al fallo di Hysaj sullo stesso Castaldo. Non è l’ultimo uomo, l’azzurro, ma l’occasione da rete è chiara. Rigore ed espulsione, insomma, con Galabinov che scava il solco dal dischetto. Episodio pesantissimo, insomma, perché Sarri si trova sotto di 1 gol e di 1 uomo e la montagna da scalare sembra altissima.

Calma e sangue freddo. L’Empoli ci prova passando al 4-3-2, con Mario Rui per Verdi, e, ovviamente, facendo tanta fatica. Più che altro a rifarsi vivi in avanti, perché l’Avellino non sfrutta la superiorità numerica per chiudere la partita. C’è un tentativo di Castaldo, in avvio di ripresa, ma poco altro. Gli azzurri, insomma, hanno il merito (non da poco in un contesto del genere che l’arbitro che continua imperterrito a fischiare tutto e sempre contro) di restare dentro il match. E, piano piano, Sarri comincia a preparare le contromosse. La prima è l’artiglieria pesante, con Mchedlidze che rileva Tavano al 19’, la seconda è più da fanteria leggera, con Pucciarelli che subentra a Maccarone al minuto numero 30 (nel mezzo un tentativo di Galabinov frustrato da Bassi e l’espulsione del ds Carli dalla panchina). Fuori i due bomber, insomma, ma i due nuovi innesti hanno un ottimo impatto sul match e, complice il calo fisico dei biancoverdi, nel recupero inizia addirittura un’altra mini-partita. Con Pucciarelli che prima chiama Terracciano all’intervento più importante della sua partita (47’) e poi con lo stesso attaccante messo giù a due passi del gol del pari da Fabbro. Rigore per tutti, col Partenio che trattiene il fiato, ma non per Nasca e la sua banda di collaboratori (era così grosso che avrebbe potuto darlo anche l’assistente...). L’Empoli cade, insomma, più per colpe altrui che proprie (che, pure, ci sono). Ma non esce ridimensionato.

@DavidBiuzzi

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