Il Tirreno

Empoli

Tutti i segnali portano... all’Empoli

di David Biuzzi
Tutti i segnali portano... all’Empoli

Azzurro opaco nella sfida col Padova, ma alla fine arriva un successo che addirittura rafforza il primato in classifica

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EMPOLI. Avviso ai naviganti: non fate leggere le righe che seguono a Sarri o a Corsi. Si infurieranno di sicuro, ma è un rischio che vale la pena correre. Già, perché il messaggio che arriva dal Castellani, al termine in un caldo pomeriggio di fine estate, è forte è chiaro: può essere l’anno buono. E non lo dice - o almeno non soltanto - la quarta vittoria dell’Empoli su cinque partite di campionato (e quello che manca, peraltro, è un pari), non lo dice la classifica con un vantaggio raddoppiato (+4) sulle inseguitrici. No, lo dice una considerazione forse banale ma che nel calcio ha un valore: vincere e allungare il passo, al termine di una prova che di brillante ha avuto ben poco, è un segnale significativo.

Quasi svuotati. Ed è proprio quello che capita alla Sarri-band, perché il test-coda col Padova si dimostra complicato un po’ per il temuto valore dell’avversario (per rendersene conto basta dare un’occhiata non ai titolari, ma alle riserve che vanno in panchina con Marcolin) ma soprattutto perché l’Empoli sembra non esserci. Nel primo tempo, soprattutto, la squadra è blanda, quasi svuotata. Sarà il caldo, sarà la pressione o l’avversario. Difficile, insomma, capirne i motivi. Però il pressing è meno di un’idea, la circolazione di palla lenta. E anche di qualità se ne vede poca perché il solo Tavano, là davanti, prova ogni tanto ad accendersi. Quando il Padova segna il primo gol del suo campionato con un destro dell’ex Pasquato “sporcato” quanto basta da Laurini, però, si capisce che sarà dura, durissima risalire la china. Anche perché la reazione è poco cosa.

I tre bomber. La ripresa inizia sullo stesso copione e i dubbi aumentano. Anche quelli di Sarri, evidentemente. All’11’ infatti, il mister ci mette le mano richiamando uno spento Verdi (non il solo, in realtà) per sganciare Pucciarelli. E il ragazzo cresciuto nel vivaio (uno dei tanti) risponde come meglio non potrebbe. Il suo impatto sul match, infatti, è devastante. Si piazza fra le linee di un Padova già con la spia del serbatoio (di energie) accesa e comincia a rimbalzare da una parte all’altra come la pallina di un flipper. In tilt, però, ci vanno i biancoscudati, con la partita dell’Empoli che inizia al 15’ della ripresa (cioé dopo un’ora esatta di gioco) con il gol del pari costruito dallo stesso Pucciarelli e confezionato dai bomber: Tavano con il lob e Maccarone che, di testa, ruba la rete al compagno (meno che sono grandi amici, altrimenti...). Qui inizia un’altra gara, da 30 minuti, in cui proprio Pucciarelli spreca, ma è ancora il Padova a costruire l’occasionissima. Corre il minuto numero 30 quando Ampuero spara a botta sicura ma trova il miracolo di Bassi (fresco di rinnovo, bel modo di festeggiare). È la fine, per la truppa di Marcolin, perché al 41’ si materializza il terzo bomber di Sarri: Tonelli (professione difensore centrale, ma con la licenza di uccidere degna di uno 007 del pallone) con la sua solita capocciata. Nel recupero, poi Ciano spara a salve e Tavano va a riprendersi quel gol (il 97º in azzurro) che Big Mac gli aveva scippato con un aggancio da fenomeno. È il trionfo, il +4 sulle seconde. L’Empoli vola anche senza incantare, insomma. Ed è davvero un gran bel segnale.

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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