Il Tirreno

Empoli

Quando un fucecchiese decise Carpi-Empoli

di Marco Fani
Quando un fucecchiese decise Carpi-Empoli

L’ex biancorosso Paciscopi non dimentica l’autorete del gennaio del 1992 «È stata l’unica della mia carriera e in una partita che consideravo un derby»

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EMPOLI. È la bandiera del calcio fucecchiese. Ma c’è un curioso aneddoto che lo lega all’Empoli e in particolare alla sfida col Carpi. E una data che rimarrà per sempre nella sua memoria, anche se sono passati più di 21 anni: 19 gennaio 1992.

All’epoca lui, Leonardo Paciscopi, era il terzino sinistro degli emiliani che, in C1, affrontavano gli azzurri di Guidolin. I locali passarono in vantaggio con un rigore di Arguzzoli, ma ad inizio ripresa gli azzurri pareggiano grazie ad un autogol sfortunatissimo del difensore fucecchiese, prima del sorpasso siglato da Castelli. «È un episodio che non posso dimenticare – racconta Paciscopi – anche perché è stata l’unica autorete in carriera. Sfortunatamente arrivò proprio contro l’Empoli, una gara che per me aveva il sapore di un derby».

E la dinamica è tutta da ricordare. «Castelli calciò da fuori area – spiega – e mi accorsi che la palla sarebbe finita sul palo. Corsi incontro al pallone per cercare di mandarlo lontano dall’area, ma purtroppo dopo la respinta del legno non riuscii a calciarlo come avrei voluto e si infilò nel sette tra l’incredulità del nostro portiere Boschin che mi disse “Pacio a quest’altezza non ci posso proprio arrivare”».

Una carriera, quella di Paciscopi, che si è incrociata più volte con l’Empoli soprattutto negli anni di serie C. E non sono mancate nemmeno delle soddisfazioni e una curiosità che riguarda anche l’ex bomber azzurro Vincenzo Montella. «Quella stessa stagione – continua – riuscimmo a vincere al ritorno al Castellani conquistando la salvezza. Ricordo che in quella gara di ritorno giocò Montella. Prima di preparare la partita il nostro allenatore Ugo Tomeazzi ci disse di fare attenzione, visto che era un giovane di belle speranze, ma dal fisico un po’ gracilino. Meno male che era soltanto un ragazzo di belle speranze…».

Ma per uno scherzo del destino Paciscopi non è mai stato vicino ad indossare l’azzurro. «Ho iniziato nel Fucecchio – prosegue – ma dopo l’esperienza alla Cerretese approdai alla Sambenedettese, dove tra l’altro ho avuto modo di giocare in B. All’epoca ero conosciuto soprattutto sul versante adriatico dove ho avuto modo di giocare anche a Forlì e Fano. Ho comunque sempre seguito l’Empoli e mi fa piacere che gli azzurri siano oggi una gran bella realtà del calcio italiano. Il Carpi, però, è ancora oggi nel mio cuore. Anche mesi fa, dopo la promozione, ho ricevuto la telefonata di una ragazza che conosco dai tempi della mia militanza in Emilia: mia ha detto che aveva visto la gara finale col Lecce con indosso la maglia numero 3 che gli avevo regalato più di vent'anni fa».

Oggi Paciscopi è ancora protagonista nel mondo del pallone. Dopo varie esperienze da allenatore nei settori giovanili e prima squadra ha deciso di ripartire con i ragazzini del 2002 nella società di casa dei Giovani Fucecchio. «Un’esperienza nuova dettata anche da motivi di lavoro – conclude – ma stare a contatto con i ragazzi, a prescindere dalla categoria, è qualcosa che ti dà molto. Come lavorare col gruppo sportivo Primavera, ragazzi in cura al dipartimento della salute mentale di Empoli, con cui svolgiamo attività di calcio in collaborazione con l’Asl 11».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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