Sicurezza
I bomber eterni esaltano l’Empoli
Tavano e Maccarone segnano ancora, segnano sempre e mandano al tappeto il Palermo
PALERMO. «Con l’Empoli vinciamo di sicuro». Frasi, e musica, di Maurizio Zamparini. Le aveva pronunciate, il vulcanico presidente rosanero, dopo l’1-1 dei suoi a Modena e questo punto entrano di diritto nell’infinito capitolo delle «ultime parole famose» del mondo del calcio. Al Barbera, infatti, la festa c’è davvero. Ma è azzurra, non rosanero, perché l’Empoli è decisamente più squadra, perché Hernandez è davvero un fenomeno, per la serie B, ma Sarri di tipi così ne ha un paio. Sì, avete capito, sono loro, sempre loro. Gli eterni Tavano e Maccarone, che segnano sempre, segnano ancora, e confezionano un’impresa - perché vincere sotto il santuario di Santa Rosalia è un’impresa - che certo a Zamparini (non a caso si parla già di panchina a rischio per Gattuso) sarà piaciuta il giusto.
Non tutto è bene... E dire che l’Empoli questa sfida ha dovuto vincerla già due volte. Già, perché in pratica la gara sembrava chiusa, a doppia mandata, al minuto numero 27, quando Ciccio-gol (ormai sempre più Cicciocentus) aveva già messo a referto il gol numero 96 della sua infinita storia d’amore (perché di questo si tratta e non certo di una semplice carriera) in maglia azzurra e il “geniale” Ngoy trovato il modo di farsi espellere per due falli (incomprensibile il secondo) su Croce. Sembrava, però. Perché è bastato uno sbandamento collettivo - forse l’unico - per permettere al gioiello Hernandez di pareggiare e, di conseguenza, al Palermo di tornare in partita. Anzi, di prenderla quasi in mano, la partita, per almeno mezzora (ultimi 15’ del primo tempo e 15’ iniziali della ripresa). Periodo di azzurro opaco, davvero, con poche idee e anche confuse. Ma ci hanno pensato Bassi e i ragazzotti del pacchetto arretrato (ma davvero Rugani è nato nel 1994? ) a tenere in piedi la baracca prima e Sarri a invertire il trend poi.
La doppia mossa. In rapida successione, infatti, il tecnico ha sganciato Mario Rui (all’esordio) per Romeo (la sorpresa nell’undici iniziale) in difesa e Signorelli per Valdifiori (che si è spento dopo un avvio interessante) in regia. Due mosse che, insieme all’inevitabile calo fisico del Palermo, ha fatto saltare il banco. L’Empoli, infatti, ha immediatamente ripreso in mano le redini del match, riaffacciandosi in avanti con Verdi (altra bella prova per il fantasista) prima e Tavano poi. E, soprattutto, passando alla cassa a metà frazione con l’incornata vincente di Maccarone, che ha piegato sia le mani di Sorrentino sia la resistenza dei rosanero. Con un centrocampo a pezzi (out Barreto e Bolzoni), coi cambi quasi forzati (causa follia di Ngoy) per Gattuso (che, forse, ha come unica colpa quella di aver azzardato un nuovo modulo, il 4-3-1-2, in avvio di gara) è diventato difficile anche pensare di inventarsi qualcosa per provare a riacciuffare il treno Empoli. Ci ha provato, il tecnico, aumentando il peso offensivo, ma senza riuscire più a dare l’impressione di avere qualcosa da spendere. È finita, insomma, come doveva finire.
Ringhio a rischio? E Zamparini, ora, cerchi di imparare la lezione. Non per quanto detto all’inizio della settimana, ci mancherebbe, ma per quello che ha fatto l’Empoli 10 mesi fa. Le fortune azzurre, infatti, sono iniziate con la conferma di Sarri dopo il clamoroso 0-3 interno con l’Ascoli, quando la Lega Pro era qualcosa più di uno spettro. Per Gattuso, invece, si parla già di una panchina traballante. Ma, come dimostrano gli azzurri, una squadra, una vera squadra, non si costruisce in un giorno.
@DavidBiuzzi
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