Il Tirreno

Empoli

«Quagliarella è forte ma Tavano è meglio»

di David Biuzzi
«Quagliarella è forte ma Tavano è meglio»

Da Conte a Sarri: il difensore racconta il suo anno magico

4 MINUTI DI LETTURA





EMPOLI. Ha la faccia del bravo ragazzo, ha i modi gentili di chi sogneresti di dare sposa a una delle tue figlie. Ma, come sempre accade, dietro a questo lato della medaglia ce n’è pure un altro. Un altro Daniele Rugani, in sostanza. È quello che ha il sacro fuoco che gli arde dentro, quello ambizioso e determinato. Quello che vuole arrivare, imporsi, e non ha paura di niente e di nessuno. Rispetto, questo sì, tanto rispetto per tutti. Ma, appunto, una voglia di matta di dimostrare il suo valore. Una compagna di viaggio fedeli, probabilmente, ma di sicuro accresciuta da una stagione, la scorsa, trascorsa in casa di chi è riuscito a fare la propria bandiera proprio di determinazione e voglia: la Juventus targata Antonio Conte.

Lui, Rugani, nell’universo bianconero ci si è trovato catapultato quasi per sbaglio, ma non ha avuto problemi ad ambientarsi. «Successe tutto in pochi giorni – ricorda oggi il giovane difensore azzurro – io non sapevo neanche che ci fosse una trattativa coi bianconeri. Per il direttore (Carli, ndr) e il mio procuratore (Torchia, ndr) mi avvertirono che sarei andato alla Juve. Pensavo alla Primavera, come in effetti è stato, ma mi chiamarono dalla società e mi dissero di partire subito per Vinovo perché sarei andato in ritiro con la prima squadra».

Un altro universo rispetto a Monteboro...

«Cambia di tutto, è chiaro, ma sono stato accolto bene nella Juventus, sia da quelli che sarebbero poi stati i miei compagni di Primavera (con la quale Rugani ha vinto la Coppa Italia, ndr) che dai grandi campioni. È stata un’estate fantastica, insomma, condita dalla presenza nel trofeo Berlusconi o dall’amichevole di Berlino in cui giocai diversi minuti in un contesto eccezionale».

Ma è vero che la preparazione di Conte è durissima?

«Sì è dura. Ma è dura anche quella che stiamo facendo qui. E la più dura che mi ricordi, comunque, è stata quella con la Primavera dell’Empoli».

Ma ha capito quale può essere il segreto della Juve?

«La voglia, la grinta. Ricordo una riunione tecnica, l’unica a cui ho preso parte, che ha dato una carica enorme a tutti, a me come ai big».

E cosa vi hanno detto?

«Beh, queste sono cose che devono restare nello spogliatoio. Ma posso assicurarvi che le parole di Conte e quelle di Buffon mi hanno messo i brividi. Anzi, mi vengono ancora oggi se ci ripenso. Credo che quelle frasi non me dimenticherò per tutta la vita».

Al di là della preparazione, lei si è allenato spesso in prima squadra: chi è il fenomeno dell’attacco bianconero?

«Sono tutti forti. Il più tecnico è Vucinic, ma quello più difficile da marcare, almeno per me, è sempre stato Quagliarella. Gli basta mezzo centimetro di spazio per calciare in porta e, molto spesso, fare gol. Però oggi mi capita anche di peggio...».

E cioé?

«Ciccio Tavano. È lui il più frte che abbia mai marcato, almeno per ora, e non lo dico per una questione di comodo. A livello tecnico è più o meno come Vucinic e, sotto il profilo realizzativo, è pure più letale di Quagliarella».

Quindi non considera un passo indietro il suo ritorno a Empoli?

«Ma neanche per scherzo. Semmai è un passo avanti. Giocavo in Primavera, ora mi danno la possibilità di misurarmi con la serie B, non vedo proprio come potrebbe essere un declassamento».

E cosa si aspetta?

«Non vorrei sembrare presuntuoso (e peraltro non ci riuscirebbe neanche se volesse, ndr), ma sono qui per ritagliarmi uno spazio, per mostrare il mio valore. È chiaro che non sarà facile per un giovane come me, però sono nel posto giusto e nel gruppo giusto».

Si trova bene?

«Molto. E, sono sincero, sono rimasto sorpreso. Quando ero nelle giovanili ricordo di aver giocato delle amichevoli contro la prima squadra e mi sembravano tutti anticipatici. Quest’anno, invece, ho trovato un gruppo fantastico. Sarà che ne sono cambiati tanti, ma i senatori sono davvero eccezionali con noi ragazzi».

E Sarri?

«È molto diretto, sincero. Mi piace. Le differenze con Conte? Col tecnico della Juve ho parlato poco, ma hanno la stessa cultura del lavoro e la stessa voglia di migliorarsi sempre».

E se non la farà giocare?

«Sta a me meritarmi il posto, giorno dopo giorno. E di sicuro di proverò».

Intanto, nell’ultimo test, Sarri l’ha provata come centrale di sinistra: si è trovato bene?

«A livello difensivo sì, magari nell’impostazione ho qualche problema in più. Sul sinistro ho lavorato moltissimo nella scorsa stagione, con lo staff della Juve, ma devo ancora fare passi avanti. Però sono disposto ad applicarmi, perché mi piace l’idea di poter giocare sia come centrale di destra che di sinistra. È una possibilità in più per ritagliarsi uno spazio».

E potrebbe aiutarla a rientrare alla Juve dalla porta principale...

«L’idea è quella. O meglio, è un sogno, un grande sogno che coltivo. Ma per crescere, per migliorarsi, bisogna porsi obiettivi importanti. Sempre».

Già, proprio come la Juve di Conte.

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa