Il Tirreno

Empoli

Un atto di fede firmato Pratali

di David Biuzzi
Un atto di fede firmato Pratali

Al ds Carli ha detto: «Non rubo all’Empoli, firmo il rinnovo se siete convinti che sia guarito»

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EMPOLI. Un atto di fede, forse addirittura d’amore. Una scommessa su se stesso, ma anche una dimostrazione d’attaccamento alla maglia che, nel calcio di oggi, ha pochi eguali. Il protagonista della vicenda è Francesco Pratali, il Pampa.

Lui che, ormai da più di 10 giorni, lavora mattina e sera (più con i preparatori e i massaggiatori che con i compagni), consumando i pasti e trascorrendo le notti all’hotel Alexandra. Tutto come da copione, insomma, se non fosse per un particolare di non poco conto. Pratali sta facendo tutto questo da calciatore disoccupato. Già, perché non ha ancora firmato il rinnovo del contratto. Una formalità, visto che l’accordo c’è e avrà comunque validità dallo scorso primo luglio, ma una formalità voluta dallo stesso difensore. «Non firmo – ha detto al ds Carli – finché non siete tutti convinti, al cento per cento, che sono sano e in grado di giocare». Un atto di fede, insomma.

«Per me è normale aver fatto una cosa del genere – taglia corto Pratali – perché non sono uno che vuole rubare lo stipendio e, soprattutto, non vorrei mai rubarlo all’Empoli. Ci siamo messi d’accordo in 30 secondi netti e, probabilmente, fra qualche giorno firmerò. Ma voglio che tutti siano convinti, come lo sono io, di essere perfettamente in grado di giocare».

Mai avuto dubbi?

«Se devo essere sincero sì, lo ho avuti eccome. Il primo mese, quello che in pratica ho trascorso sempre a letto. Ho avuto paura di dover smettere, perché la frattura al bacino è già di per sé un brutto infortunio e io avevo anche l’aggravante del legamento. Non riuscivo a muovermi, in quei giorni, senza sentire un dolore pazzesco. E in un contesto del genere era difficile pensare di rincorrere palloni e avversari sul campo».

Poi cosa è successo?

«Che, giorno dopo giorno, le cose sono migliorate. Cosa che sta succedendo anche ora:rispetto alla scorsa settimana sto meglio e riesco sempre a fare più cose».

Che tempi si è dato: si parla di due mesi ancora...

«Sì. I tempi sono quelli, due mesi. Non tanto per l’infortunio, visto che ormai sono clinicamente guarito, ma per riprendere il tono muscolare che ho perso nei quattro di mesi di inattività quasi assoluta. È chiaro che, oggi, non potrei giocare perché il rischio di farsi male di nuovo sarebbe, ed è, troppo alto. Ma visto che posso comunque svolgere il lavoro fisico sarà anche più facile recuperare terreno».

Nel frattempo, però, potrebbe arrivare anche un altro difensore.

«Non è un problema, anzi. Chi viene a darci una mano è sempre il benvenuto. Anche perché ci aspetta una stagione lunga e difficile. L’importante è prendere uomini con la mentalità giusta, ma i dirigenti lo sanno, perché entrare in questo splendido gruppo, poi, è facile per chiunque.

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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