Il Tirreno

Empoli

Ora serve il miracolo, provaci Empoli

di David Biuzzi

Tavano fa impazzire il Castellani, Duncan lo riporta sulla terra ma la Sarri-band ha ancora voglia di sognare e far sognare

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EMPOLI. Serve il miracolo, ora. Già, perché la “carezza” di Tavano accende la notte magica del Castellani, ma la “sassata” di Duncan forse non spazza via tutti i sogni ancora in volo, come canta Ranieri, ma certo rende la strada in salita, maledettamente in salita. L’Empoli dovrà andare a vincere al Picchi, domenica sera. E dovrà farlo contro un avversario forte - e la ripresa degli amaranto lo certifica in pieno - senza i suoi “gioielli” Saponara e Regini, scippati dall’Under 21, e con qualche acciacco di troppo (Croce non al top, Signorelli si fa male a una caviglia) da gestire. Serve il miracolo, appunto.

Niente è impossibile. Ma, spieghiamolo subito, per l’Empoli non è la prima volta. Chi è arrivato a giocarsi la serie A all’ultimo respiro dopo essere stato sì ultimo, ma in classifica, a metà ottobre, è capace di tutto. Come di conquistarsi l’amore - incondizionato - di una città, come vincere 11 trasferte, come centrare un’impresa che sarebbe impossibile per chiunque. Al di là dei singoli su cui Sarri potrà contare, però, serve l’Empoli del primo tempo. Quello che mette alla corde il Livorno dimostrando una supremazia tattica, fisica e tecnica. Quello che accende un Castellani che già mette i brividi (mai vista così tanta gente e mai respirato così tanto entusiasmo in serie B) e che fa sembrare il paradiso proprio lì, dietro l’angolo, per una bella fetta di gara. Certo è difficile, in gare di questo tipo, misurare i meriti degli uni e i demeriti degli altri. Di sicuro il Livorno inizia troppo timido, con il 3-5-1-1 disegnato da Nicola che ben presto diventa un 5-4-1 con tutti, ma proprio tutti, dietro la linea della palla. Un atteggiamento che riduce gli spazi vitali agli azzurri, è vero, ma che li rende pure padroni del campo. Copione che cambia nella ripresa, quando il Livorno alza il baricentro e finisce per “spezzare” in due - almeno per i primi 20 minuti - la truppa di Sarri creando problemi soprattutto sugli esterni, dove Schiattarella e Gemiti, nel gioco degli incastri, hanno sempre la possibilità di ricevere palla. In questo contesto pesa, sicuramente, la stanchezza, perché dopo 44 gare in apnea (discorso che vale per entrambe) è difficile tenere i ritmi alti per 90 minuti, ma pesa anche l’aspetto psicologico.

Niente da perdere. Ed è proprio qui, forse, che l’Empoli può provare a costruire il suo miracolo. Perché gara-1 finisce con il Livorno ancora davanti (basterà un pari a Nicola e ai suoi) ma anche con gli assatanati giovanotti di Sarri che, ora, non hanno più niente da perdere. Devono andare a giocarsela, insomma, a fare l’Empoli. Proprio quello che è successo da ottobre in poi. Da quando, cioé, è iniziata una rincorsa condita da 11 vittorie in trasferta e da un’impresa che, vada come vada, può dirsi compiuta già ora.

Impazzire d’azzurro. L’Empoli, cioè, ha riconquistato Empoli. Perché il Castellani, anche se stavolta l’esito è stato (purtroppo) diverso, vive un’altra notte magica. Con migliaia e migliaia di tifosi, grandi e piccini, a sognare con gli azzurri. E l’ovazione che, a fine gara, la Maratona regala ai suoi beniamini vale un campionato vinto, una promozione centrata, un’impresa realizzata. L’altra va inseguita a Livorno. Con la consapevolezza che servirà il miracolo, appunto, e che i miracoli, ogni tanto, possono anche diventare una splendida realtà.

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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