Sicurezza
L’Empoli fa un altro passo verso il sogno
Big Mac timbra in avvio, i piemontesi pareggiano con un rigore che non c’è: azzurri a un pareggio dalla finale dei playoff
NOVARA. È un passo avanti. Non decisivo, non definitivo, ma è un passo avanti. Un passo verso il sogno, verso la finale dei playoff. Perché l’Empoli, a Novara, non perde e ora è a un pareggio dall’atto decisivo. Eppure è bene tenersi lo champagne in frigo, per più di un motivo. Il primo è che la truppa di Aglietti, come previsto, dimostra di esserci. E di esserci sotto tutti i punti di vista. Il secondo è che il pari, che di per sé è un buon risultato, lascia anche un po’ d’amaro in bocca.
Minuto fatale. Gli azzurri, infatti, fanno qualcosa di più dei piemontesi. Se fosse un incontro di boxe, in sostanza, si potrebbe parlare di vittoria ai punti. Ma, purtroppo, non è così. C’è il retrogusto dell’occasione persa, insomma, e non solo per demeriti propri. Dopo l’avvio griffato Big Mac, a segno dopo 200 secondi di gioco, infatti, lo scenario cambia completamente in un minuto. Quello che corre dal 36’, quando Lisuzzo salva sulla linea su conclusione dello stesso Maccarone, al 37’, quando il Novara si vede assegnare il calcio di rigore che Buzzegoli trasformerà nel definitivo pareggio. Un rigore che più che generoso pare proprio non esserci. Perché il contatto decisivo fra Lazzari e Laurini avviene quando il difensore francese (in campo da pochi minuti per l’infortunato Accardi) è davanti all’avversario. Il signor Candussio, insomma, trasforma un fallo in attacco in un penalty. Un errore grave, che pesa molto sull’economia della partita e che rischia di pesare anche sull’esito del doppio confronto. Perché la finale, ribadiamolo, è sì più vicina ma ancora tutta da conquistare.
Luci e ombre. L’Empoli, però, dimostra proprio nella tana del nemico di avere le carte in regola per andarci. Perché soffre in qualche sprazzo della gara, soprattutto quando i piemontesi riescono a tenere alti sia il ritmo che la linea del pressing, ma gestisce con grande personalità il match. Anche perché l’assenza di Croce pesa (nonostante la buona prova di Signorelli: è questione proprio di caratteristiche diverse) e, soprattutto, i tenori a occupare la scena sembrano solo due. C’è un Big Mac infinito (al di là del gol, peraltro non celebrato, nella sua città natale), c’è Saponara che cresce col passare dei minuti spezzando in due il Novara con le sue ripartenze, ma non c’è Tavano. Ciccio-gol, infatti, forse “sente” troppo la partita e gira a vuoto. Può succedere, ci mancherebbe, ma il tasso di pericolosità cala assai. E anche dietro non tutto funziona. Anche perché quando Accardi si fa male (27’) Sarri deve gettare la mischia Laurini che non è al meglio. Il francese lotta con l’ardore di sempre, ma patisce la verve di Lazzari in varie circostanze.
Le speranze. Oltre ai (pochi) demeriti dell’Empoli, poi, resta il fatto che il Novara è squadra vera (più del Brescia, per dirla tutta). Ecco perché domenica sera, al Castellani, saranno altri 90 minuti di sofferenza. Gli azzurri avranno due risultati su tre a disposizione (in 90 minuti, senza supplementari), è vero, ma dovranno se non altro confermarsi sui livelli del Piola, senza farsi ingabbiare da avversari e calcoli, per continuare a cullare quel sogno che ora sembra un po’ meno mostruosamente proibito.
@DavidBiuzzi
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