Il Tirreno

Empoli

L’Isola felice tra auto, scooter e pasta

di Alessandro Marmugi

Il massimo dirigente Gerioni racconta aneddoti e segreti che hanno permesso alla squadra di Lami di centrare l’impresa

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EMPOLI. Un gruppo di amici, che si è formato all’inizio di questa stagione e che, partita dopo partita, ha preso forma, si è cementificato e alla fine è riuscito a raggiungere un traguardo straordinario.

Questo è, in poche e semplici parole, il grande segreto della Real Isola, trionfatrice del campionato di calcio Uisp al suo primo anno in serie A1. Un’ impresa senza precedenti, per questa matricola terribile, dietro alla quale, oltre alla bravura del mister e dei giocatori in campo, ci sono una serie di episodi, di aneddoti, di scaramanzie che hanno trasformato questa favola in una grande realtà. Dalla macchina dell’allenatore, trasformata in un autentico murales, allo scooter porta fortuna del dirigente Sassetti, fino agli immancabili cinque chili di pasta per le cene di squadra al circolo. «Il vero artefice di questo successo – spiega il presidente Roberto Gerioni – è stato mister Gianni Lami che ha lavorato benissimo soprattutto dal punto di vista umano. Ha creato grande affiatamento fra tutti i ragazzi, ci ha aiutato a rifondare una squadra praticamente da zero, è questa la carta vincente che ci ha permesso di raggiungere un traguardo incredibile».

E sono tanti i modi attraverso i quali il tecnico ha reso un gruppo di calciatori una grande squadra. Uno di questi è aver fatto trasformare la sua macchina in un vero e proprio murales, con messaggi e scritte fatte col pennarello indelebile dai suoi ragazzi. «Ha una vecchia panda verdolina – racconta Gerioni – e quasi per gioco i ragazzi hanno iniziato a lasciarci sopra dei messaggi, come si fa spesso sulle panchine. Dediche, numeri di maglia, e poi il mitico op op op, che è il motto della squadra». È già stata ribattezzata “la macchina tatuata” anche se ora bisognerà trovare uno spazio sulla carrozzeria per celebrare la vittoria in campionato. «Vorrei far mettere al mister uno scudetto gigante sul tetto dell’auto – dice ridendo il presidente – ma non so se ce la farò».

Ma non solo l’auto del mister, c’è anche lo scooter del dirigente Simone Sassetti che ormai si appresta a diventare un cimelio da esporre in un eventuale museo della squadra. «Simone – spiega Gerioni – ha seguito tutte le fasi finali venendo a vederci con il motorino, per scaramanzia. Lo ha fatto a Castelfiorentino, a Monteboro a Cerreto e quando in alcune di queste occasioni ci siamo fermati a mangiare con la squadra, dopo la partita, è tornato a casa alle 3 di notte. Praticamente passava giornate intere al campo di gioco visto che, sempre per scaramanzia, si presentava nel posto in cui si sarebbero giocate le partite verso le 14 e passava ore a sistemare gli spogliatoi».

Storie di “un’Isola felice”, che fanno capire come ci sia grande sinergia anche tra i dirigenti, ma in fondo anche in tutto il paese. «Ci tengo a ringraziare tutti quelli che ci hanno supportato – dice il presidente – non vorrei dimenticare nessuno. Dai tifosi a tutti i giocatori, fino al guardalinee Thomas Ricci, che rimane nella storia per aver seguito un’ intera partita con un gelato in tasca, perché se lo era dimenticato. Un grazie – conclude – va fatto anche a I’ Daddo (guai a chiamarlo col suo vero nome, ndc), che grazie ai suoi immancabili 5 chilogrammi di pasta ci ha sfamato durante tutto l’anno. Che si ceni in dieci o in trenta persone per lui non ha importanza, in automatico butta quella quantità. E alla fine, ora possiamo dirlo, ci ha portato fortuna».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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