Finanza
Non è il solito Empoli da trasferta
La “fame” dei liguri scava il solco: è il primo ko lontano dal Castellani dopo più di 5 mesi
LA SPEZIA. In pratica è come una sbornia, anche se coi tempi un po’ dilatati. L’ubriacatura di gol, anzi l’ubriacatura di Empoli, infatti, risale a martedì, con la goleada alla Juve Stabia. Il conseguente e inevitabile mal di testa, però, non è arrivato al mattino seguente, ma nel pomeriggio di ieri. La trasferta al Picco, infatti, segna il ritorno degli azzurri sulla terra. Una caduta fragorosa, almeno nel risultato, che rischia di riportare al limite il margine salva-playoff (dipenderà da Verona-Brescia)ma che, tutto sommato, non sembra ridimensionare più di tanto la truppa di Sarri.
Sempre in copertina. Sarà perché l’Empoli, questo Empoli, sembra avere la dote, decisamente poco comune, di far sempre scalpore. Nel bene o nel male, insomma, è sempre da copertina. In questo caso, cioé dopo il ko di Spezia, per i numeri che questo tonfo riporta fatalmente alla memoria. Si tratta, infatti, non solo della prima sconfitta in trasferta del 2013, ma anche della prima negli ultimi 5 mesi (e 10 giorni). L’ultima, in ordine di tempo, risaliva al novembre del 2012 con il 3-2 incassato in casa del Crotone. In totale fanno 161 giorni e 11 partite di imbattibilità fuori casa. Numeri impressionati. Numeri che solo una grande squadra può vantare.
Altre cifre. Ma di numeri ce ne sono anche altri. Quelli della partita, ad esempio. Che raccontano altro. Ad esempio come la truppa di Sarri, al di là del risultato finale, sia stata dentro il match almeno fino al tris firmato Di Gennaro. Gli azzurri, infatti, hanno più conclusioni complessive e negli angoli calciati. Una supremazia territoriale che, a tratti, è pure marcata (dopo il primo gol e nella prima metà della ripresa) ma che produce un fatturato misero. Forse perché il dato che premia lo Spezia di Cagni è quello più indicativo: si tratta del numero dei falli fatti (18 i liguri, 9 Moro e soci). Tradotto, insomma, significa che la squadra di casa, con ogni probabilità, la vittoria l’ha voluta di più. La fame di punti-salvezza, insomma, è valsa più del sogno che l’Empoli sta cullando, accarezzando e animando ormai da mesi. Ecco, in sostanza, dove la “sbornia” dell’altra sera può aver avuto un peso.
Gli episodi. Un peccato, dunque, ma un peccato da assimilare fra quelli veniali. Soprattutto perché, ribadiamolo, l’Empoli non è stato il vero Empoli, ma la partita se l’è giocata. Certo senza la rabbia agonistica vista in tante altre occasioni (discorso che vale per tutti e tre i reparti), con tanti, troppi errori in fase di impostazione (forse anche le ridotte dimensioni hanno influito), ma anche con gli episodi che, contrariamente a quanto avvenuto martedì, sono girati tutti contro. Si va dal primo gol di Antenucci, che in pratica premia la prima azione dello Spezia, all’infortunio muscolare (da valutare, ma non sembra grave) che ha tolto di mezzo Croce dopo una manciata di minuti. Grave perdita, perché un tocco in più d’imprevedibilità (con Tavano e Saponara un po’ appannati) sarebbe servito come manna dal cielo nel tentativo di rimonta. Nel conto, infine, non si possono non mettere i meriti dello Spezia. Perché il fatto che i liguri stiano ancora rincorrendo la salvezza - visto il valore dei 13 singoli schierati da Cagni, ma anche dei 4 che restano in panca - resta un mistero. Un grande mistero.
Ripartire. Ma, forse, dopo quasi 6 mesi era semplicemente normale che accadesse. Non a caso si chiama legge dei grandi numeri. L’importante, ora, è circoscrivere l’episodio è ripartire. Già da domenica prossima, perché anche la gara contro il Cesena andrà affrontata con lo spirito giusto.
@DavidBiuzzi
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