Sicurezza
Troppi ostacoli per un Empoli opaco
Il bunker del Crotone, i big che non brillano, l’errore di Moro e quelli dell’arbitro rallentano la rincorsa al sogno playoff
EMPOLI. Secondo un vecchio detto popolare il numero dei nemici è direttamente proporzionale all’onore. Probabilmente è vero, anche perché almeno della saggezza popolare bisogna pur fidarsi, ma certo è che quando ti trovi con molti avversari, anche quelli inattesi, per venirne a capo - in qualsiasi campo - devi essere al massimo e dare il massimo. Ed è questo punto che all’Empoli resta indigesto. Già, perché proprio nel suo miglior momento la truppa di Sarri non lo è. Il tour de force esaurito la scorsa settimana, evidentemente, ha lasciato le sue scorie. Soprattutto sui tre tenori, ovvero proprio quelli che dovrebbero dare qualcosa in più (per il semplice motivo che hanno qualcosa in più degli altri). Ma, almeno oggi, il trio meraviglia Saponara-Maccarone-Tavano resta poco più di una speranza e, di conseguenza, si porta via (almeno per ora) anche il sogno playoff.
Le difficoltà. Con il Crotone che trasforma il 4-3-3 annunciato in un abbottantissimo 4-1-4-1, in pratica, ci sarebbe stato bisogno del classico colpo di genio per aprire la scatola. Troppo stretti gli spazi, considerato che i calabresi si schierano tutti dietro la linea della palla e che, in sostanza, ci sono 20 uomini 20 (tutti i giocatori meno i due portieri) che calpestano il tratto di campo che va dal limite dell’area di rigore dei rossoblù alla linea mediana (dove, in sostanza, giostra quasi sistematicamente la difesa dell’Empoli). Trovare gli spazi, insomma, è più difficile che andare a caccia delle ultime pepite d’oro nel fiume Colorado. Gli azzurri, poi, per almeno 30 minuti giocano anche sotto ritmo, faticando ad ambientarsi al primo caldo. Servirebbe il genio, dunque, ma tutti e tre quelli di Sarri restano nella lampada (e hai voglia di strofinare...). D’altra parte Tavano da qualche settimana ha un problema muscolare che gli toglie brillantezza, Saponara nel traffico fatica di più e Maccarone non può sempre cantare e portare la croce. Di occasioni, insomma, se ne vedono poche. E, quando arrivano, nell’ultimo spicchio del primo tempo, sono proprio loro tre, i tenori, a steccare.
Errori propri e altrui. Insolito che gli assi deludano insieme. Ma certo non se ne può fare una colpa, soprattutto perché se l’Empoli vive un sogno molto del merito è proprio loro. È chiaro, però, che coi talenti più puri in ombra scalare la montagna diventa un’impresa ai confini della realtà. E, quel confine, lo attraversa pure se a condire il quadro, a tinte già fosche, subentrano altri fattori. Come la sciocchezza di capitan Moro, altro trascinatore, che si fa espellere al 16’ della ripresa per un inutile fallo di mano a metà campo. Come la direzione di Manganiello, che mostra il rosso giustamente al mediano azzurro ma dopo aver graziato Matute (che, già ammonito, scalcia Croce da dietro), come dimostra il repentino cambio deciso da Drago, e pure Gabionetta, che gioca punta ma fa più falli di uno stopper vecchio stampo. Per un Empoli opaco, insomma, saltare tutti questi ostacoli è decisamente troppo difficile. E allora va bene così, col punticino che arriva e il sogno che non è infranto ma, semmai, riposto in un cassetto.
@DavidBiuzzi
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