Il dolore
L’occasione è andata, ma l’Empoli c’è
Non bastano i gol di Tavano, un’altra bella prova e uno spirito da applausi per battere il Lanciano e ipotecare i playoff
EMPOLI. Mettiamola giù subito chiara: l’Empoli doveva vincere. Doveva, per piantare definitivamente le tende nella zona playoff (approfittando del pari tra Verona e Livorno); doveva, per vivere un finale di stagione all’inseguimento di un sogno; doveva, per proseguire nella sua trionfale cavalcata. Non l’ha fatto però. O meglio, non ce l’ha fatta, perché di sicuro ci ha provato con tutte le forze.
Le luci. Ha finito per sbattere contro un ottimo Lanciano, è vero, ma con i rimpianti ridotto al minimo sindacale. Già, perché ancora una volta gli azzurri hanno dimostrato di esserci. Con i loro pregi (che sono assai)e pure con i loro difetti. Ma certo Sarri, in questi lunghi mesi, è riuscito nell’impresa più difficile per un allenatore: ai suoi, cioé, ha dato una’anima prima ancora di un’identità tattica. Certo i valori individuali ci sono (basta dare un’occhiata alle due sberle di destro di Tavano, la seconda addirittura in caduta, che portano il bomber a quota 15 fra i marcatori), ma sono più o meno quelli della passata stagione, quando la salvezza si materializzò all’ultimo istante di un drammatico e pazzesco playout col Vicenza. La forza con cui l’Empoli ci prova fino all’ultimo istante (non a caso la gara termina con Moro a terra, stremato, dopo l’ennesima fuga a destra), insomma, vale più del punto che arriva e che, peraltro, è comunque significativo. Permette, infatti, di tagliare la fatidica quota dei 50 punti, quella che, di solito, vale la salvezza.
Le ombre. Ambire al traguardo degli spareggi, insomma, è lecito. Sempre a patto che non diventi un’ossessione. Anche perché, va detto, l’Empoli in questo momento qualcosina paga. Ad esempio dietro, dove gli infortuni di Pratali e Tonelli qualcosa hanno tolto. Non per colpa di Romeo, sia chiaro, ma la prima rete incassata col Lanciano è emblematica, con Regini che esce in fascia a prendersi Piccolo e le scalatura non precise di Hysaj e lo stesso Romeo che permettono al “perticone” Plasmati di godere di un’eccessiva libertà. Sincronismi che non funzionano, insomma. Così come un minimo di appannamento, ora, si vede fra i tre tenori. Che restano il valore aggiunto, è chiaro, ma che non hanno più l’autonomia per imperversare dal 1’ al 90’. Saponara a causa del mal di schiena, che comunque lo limita, Tavano e Maccarone perché ultimamente non hanno mai potuto tirare il fiato. Senza Mchedlidze, infatti, i cambi là davanti sono limitati.
Applausi per tutti. La coperta è un po’ corta, al tirar del somme, ma con l’atteggiamento giusto si può sopperire. Lo dimostra anche il lungo applauso che il popolo del Castellani, soprattutto quella della Maratona, tributa agli azzurri alla fine di un’altra bella partita. Una partita che l’Empoli avrebbe potuto vincere con un pizzico in più di cinismo (ma quando giochi così è difficile non finire per “specchiarsi” un filino di troppo). E, comunque, bisogna dare i giusti meriti anche al Lanciano, che se la gioca a viso aperto nel primo tempo e punta sul contropiede nella ripresa. Niente male la truppa di Gautieri, che all’andata era sembrata una sorta di “armata Brancaleone” e ora, invece, è tutt’altro.
@DavidBiuzzi
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