Il Tirreno

Empoli

Un finale amaro per un grande Empoli

di David Biuzzi
Un finale amaro per un grande Empoli

Nonostante le assenze e i problemi domina il Verona ma va in tilt nel recupero e incassa il pari a 1 secondo dalla fine

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EMPOLI. In Inghilterra, dove a Santo Stefano si gioca da sempre, lo chiamano il boxing day. Il giorno delle scatole (è la traduzione letterale), perché è quello in cui si scartano i regali di Natale. Quest’anno, però, il boxing day va in scena anche in serie B e, nel suo pacchetto, l’Empoli ci trova una sorpresa amara, amarissima. Già, perché l’impresa sfuma per 1 secondo. Sì, proprio1. Un maledetto secondo, visto che il Verona strappa il pari al 49’59” col tiro di Ceccarelli che è anche il primo e unico degli scaligeri nello specchio della porta di Bassi. Una beffa che fa male. Che fa davvero molto male per il semplice motivo che gli azzurri, il loro successo, se lo erano meritato in pieno. Almeno fino al 49’40”, perché è vero che i gialloblù di Mandorlini (in tribuna per squalifica) possono accendere un cero per il colpo di fortuna, ma l’azione dell’1-1 nasce da una rimessa in attacco gestita malissimo e da un successivo festival di errori che propizia l’immeritato punto della truppa ospite.

Tanta roba. Con un epilogo così, insomma, partire dalla fine è d’obbligo. Ma, pagato questo dazio doloroso (già, perché se non avesse buttato via 2 punti l’Empoli sarebbe con un piede e mezzo nei playoff), c’è da raccontare anche tutto quello che c’è prima. E, fidatevi, prima c’è tanto, tantissimo Empoli. Già, perché la truppa di Sarri si dimena fra assenze e problemi, presenta una formazione rabberciata con l’appena recupero Accardi in difesa (dove Tonelli e Hysaj giocano stringendo i denti) e Pucciarelli in avanti. Il rischio, insomma, è di veder saltare il banco senza “assi” del calibro di Pratali, Laurini, Maccarone. E, invece, bastano meno di 180 secondi, stavolta i primi, per capire che gli azzurri non hanno nessuna intenzione di fare la comparsa contro la terza forza del campionato. Tanto basta, infatti, a Valdifiori per costruire la prima palla-gol e a Tavano per farsi strozzare in golo l’urlo da un gran riflesso di Rafael. E l’inizio di una cavalcata quasi trionfale (se non fosse per quelli stramaledetti ultimi 40 secondi giocati con la spina staccata...) in cui Moro e soci costruiscono e sprecano tantissimo, concedono le briciole (un tiro a botta sicura salvato da Hallfredsson allo scadere) e strappano spesso gli applausi a scena aperta del popolo azzurro. Amarezza finale a parte, insomma, è tanta roba. Segno che, ormai, l’Empoli è una realtà. Un’orchestra che può perdere qualche musicista importante, in sostanza, senza che la qualità della musica ne risenta in maniera eccessiva.

È nata una stella. I solisti, poi, non mancano. Come quel mostro di giocatore che risponde al nome di Riccardo Saponara. Contro il Verona, il fantasista, s’inventa un gol da cineteca e, come se non bastasse, spacca in due i gialloblù con le solite accelerazioni. L’anatroccolo della scorsa stagione, insomma, è diventato un cigno. E pensare che, in avvio di ripresa, fa venire i brividi al Castellani per un malore. Ma, paradossalmente, proprio nel momento peggiore, con lo stomaco sottosopra e Mandorlini che spedisce un difensore (Cacciatore) a marcarlo a uomo, il ragazzo sfoderà il meglio. A vederlo sembra quasi di essere scivolati dentro un film. Non uno a caso, ma “Ogni maledetta domenica”. Già, vi ricordate il protagonista, il quarterback Willie Beaman (interpretato da Jamie Foxx)? Anche lui era diventato famoso perché dava di stomaco, sul campo, prima delle partite. E ricordate anche come finisce quel film? Con la squadra di Beaman, gli Sharks di Miami, che si qualificano ai playoff. E chissà, giocando in questo modo ed evitando di buttarsi via...

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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