Il Tirreno

Empoli

L’Empoli scopre un’arma nuova

di David Biuzzi
L’Empoli scopre un’arma nuova

Il super–attacco s’inceppa ma la squadra ora è molto solida e resta al tavolo delle grandi

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CITTADELLA. Ci voleva il Natale per assistere a una partita dell’Empoli senza gol. Succede al turno numero di 20 del campionato e succede in una sfida, quella del Tombolato, che poteva tranquillamente essere definitiva il “derby delle rivelazioni”. Finisce senza che nessuna della contendenti possa sbandierare il pass definitivo verso l’alta classifica, ma anche con la consapevolezza che tutte e due non sono lì - al tavolo delle grandi - per caso.

Meno belli, più solidi. La squadra di casa, ad esempio, c’è arrivata con l’applicazione (di tutti) e una grande aggressività. Da queste parti, non a caso, hanno già lasciato le penne formazioni come Sassuolo e Verona. La truppa di Sarri, invece, ha costruito le sue fortune sulla vocazione offensiva e su un trio, là davanti, che gira a meraviglia. La cosa bella, però, è che ora gli azzurri si stanno trasformando. O meglio, c’è un’evoluzione verso qualcosa di diverso. L’Empoli, in sostanza, oggi è meno bello, ma più solido. Ha meno bollicine, ma è più corposo. Non a caso, come accennato, è arrivato il primo 0-0 stagionale. Non a caso, soprattutto, la porta di Bassi è rimasta inviolata per la seconda partita di fila (una piccola impresa, visto che finora non era mai riuscita...). Al posto dei tre tenori (Saponara-Maccarone-Tavano), insomma, ora ci sono quattro moschettieri (Laurini-Tonelli-Regini-Hysaj, una difesa dove il più vecchio è nato nel 1989...) e un portiere (Bassi) sempre più affidabili, sempre più sicuri delle loro possibilità.

I problemi. Proprio sulla tenuta di una retroguardia che, alla resa dei conti, concede solo due tiri nello specchio al Cittadella (di cui uno su punizione da oltre 25 metri...), l’Empoli costruisce un pareggio che allunga la serie positiva (6 turni) e, come accennato, non cancella quel profumo di playoff che gli azzurri si stanno gustando da un po’ di tempo. Per vincere, però, stavolta è mancato qualcosa. Ad esempio la concretezza, perché in una gara in cui gli equilibri sono così sottili quando metti l’uomo davanti al portiere devi anche buttarla dentro. Gli azzurri ci riescono due volte, nel primo tempo, ma prima Tavano trova il buon riflesso di Cordaz (al 13’), poi Saponara si fa ipnotizzare dallo stesso guardiano veneto (17’). Applausi al portiere, ok, ma certo si poteva fare meglio. Così come si poteva fare meglio, in generale, là davanti, dove Maccarone gira un po’ a vuoto e il fantasista si fa condizionare dall’errore sottoporta. Niente di grave, sia chiaro, anche perché un calo è fisiologico, soprattutto se arriva da chi tira la carretta, senza soluzione di continuità, ormai da tre mesi. E, oltretutto, il compito dei tre tenori, stavolta, è stato reso più difficile anche da due aspetti contingenti: il primo è la tradizionale prudenza del Cittadella, schierato spesso e volentieri con tutti i giocatori dietro la linea della palla, il secondo è la contemporanea assenza in mezzo di Valdifiori e Croce. Già, perché Cristiano, al rientro, fa il suo ma ovviamente non può essere calato alla perfezione nel meccanismo. Signorelli, poi, ha le qualità di palleggio per fare il play basso ma non la ricerca sistematica della giocata in verticale del compagno.

Altro esame. Tanti motivi, dunque, per accogliere bene il punto di Cittadella (se il tecncco spiega che «per noi è un punto guadagnato» qualcosa vorrà pur dire...) e per concentrarsi su un altro duro esame. Quello di Santo Stefano, quando al Castellani arriverà il Verona e Sarri dovrà fare a meno di Maccarone e Laurini che saranno appiedati dal giudice.

@DavidBiuzzi

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