Proteste
Fate largo, sta arrivando l’Empoli
Grande prova degli azzurri che si scoprono solidi e maturi: la Juve Stabia deve inchinarsi
CASTELLAMMARE DI STABIA. La storia della scorsa stagione, tormentata fino all’ultimo secondo dell’ultimo spareggio, suggerisce di continuare a battere il sentiero della prudenza. Eppure da Castellammare di Stabia arriva un messaggio forte è chiaro: l’Empoli c’è, eccome se c’è. E, visto come spazza via la (ex) quarta forza del campionato forse potrebbe anche alzare l’asticella degli obiettivi. In verità è meglio non farlo - soprattutto perché c’è tutto da perdere e niente di guadagnare - ma i passi avanti richiesti, con forza, dal presidente Corsi dopo il derby (peraltro vinto pure quello) contro il Grosseto, sul terreno sentitico del piccolo ma “caldo” Menti si sono visti. E sotto diversi profili.
La solidità. Il primo che balza agli occhi, in questo senso, è l’aspetto difensivo. Già, perché quello che finora era il peggior reparto arretrato della serie B, alle “vespe” lascia solo le briciole. Il gol di Caserta, che all’11’ apre le danze e sembra indirizzare il match dalla parte della truppa di Braglia, e poco altro. Sulla rete, oltretutto, sono soprattutto due centrocampisti, Moro e Valdifiori, a farsi trovare impreparati su una respinta. Tanto di cappello, insomma, ai cinque (portiere incluso) che stanno là da dietro. Con la lode, poi, che deriva dall’assenza del miglior difensore della truppa, Pratali, e dal fatto che il più vecchio della compagnia, escluso Bassi, è Laurini, un “vecchio” del 1989. Una citazione speciale, poi, va senza dubbio a Regini che, settimana dopo settimana, si è trasformato da terzino in centrale. Anzi, in centralone vista la forza - fisica e mentale - con cui guida l’intero reparto.
La maturità. Ma il discorso, in questo senso, va allargato un po’ a tutti. Già, perché stavolta l’Empoli - dopo i regali concessi al Crotone nell’ultima trasferta - mette sul campo anche la personalità. Dote che permette di rialzare la testa dopo il primo schiaffo e di dominare la scena in lungo e in largo per tutto il primo tempo. La prova provata arriva dai numeri del 45’: 5 tiri in porta contro 1, 8 corner a 2. Una supremazia schiacciante e anche sorprendente visto il momento di forma dei campani. Ma l’Empoli, questo Empoli, somiglia sempre di più alla squadra “rompiscatole” che il ds Carli aveva promesso in estate. E così diventa anche capace di superare i propri errori, cioé gli sprechi in fase d’attacco, e di gestire le situazioni. Nella ripresa, infatti, l’impressione è che Moro e soci abbiano perso un po’ del loro sprint. Inoltre le sostituzioni di Braglia (che passa prima dal 4-3-3 al 4-4-2 con Gorzegno in campo per Genevier, poi addirittura al 4-5-1 con Improta che rileva Cellini) tolgono spazi vitali nella metà campo dei padroni di casa. Eppure, nonostante le difficoltà, gli azzurri non hanno mai smesso di crederci, di spingere, di rispondere al pressing e al ritmo campano con ancora maggiore feroce agonistica. Dopo la zampata di Tavano (a 10’ dalla fine), poi, la truppa di Sarri non è caduta nell’errore (pagato caro in altre occasioni) di chiudersi troppo. Anzi, ha mantenuto la linea difensiva alta e senza mai rinunciare a colpire.
I tre tenori. Al resto, poi, come al solito ci hanno pensato i tre tenori là davanti. Maccarone con il sacrificio (è l’uomo dell’equilibrio), gli altri coi gol. Erano entrambi in dubbio, Saponara e Tavano, non hanno neppure offerto le loro migliori prestazioni stagionali. Eppure sono stati proprio loro a confezionare aggancio e sorpasso, a firmare l’impresa. non resta che capire, ora, se l’Empoli continuerà a guardarsi le spalle o se deciderà di alzare lo sguardo.
@DavidBiuzzi
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