Il Tirreno

Empoli

Con la famiglia Ciambotti il gol è sempre garantito

di Alessandro Marmugi
Con la famiglia Ciambotti il gol è sempre garantito

Il papà Graziano ne ha realizzati quasi 150 in 15 anni di carriera nel calcio Uisp Il figlio Alessandro da quest’anno indossa la maglia del Gavena e ne ha già fatti 5

3 MINUTI DI LETTURA





EMPOLI. Tale padre, tale figlio.Già, perché Alessandro Ciambotti, attaccante del Gavena (anche se spesso viene impiegato come esterno di centrocampo) ha nel Dna i geni del bomber di razza. Suo padre, infatti, è Graziano Ciambotti, attaccante, che fino a qualche anno fa, prima di appendere gli scarpini al chiodo, dominava le classifiche marcatori dei campionati Uisp. Un bomber da quasi 150 gol in 15 anni di carriera spesi fra Gavena, dove ha giocato in tutto 12 stagioni, Villanova (2 anni) e Lazzeretto (1 solo campionato). Adesso però a far impazzire i difensori avversari ci pensa il figlio Alessandro, che quest’anno (il primo per lui nel mondo dell’Uisp) con la maglia del Gavena ha già segnato 5 reti, anche grazie ai consigli del papà. «Qualche segreto glielo chiedo, visti i tanti gol che ha fatto – spiega Ciambotti junior – anche se ora succede meno rispetto a quando ero più piccolo. Più che altro i consigli da seguire sono quelli fuori dal campo. Ora studio giurisprudenza a Siena e spero di regalargli qualche soddisfazione anche in questo campo». C’è da fare gol con i libri, insomma, anche perché per segnare sul campo Alessandro non ha bisogno di inviti speciali. «Questo per me è il primo anno nel calcio amatoriale – spiega il giocatore del Gavena – dopo che ho giocato per diversi anni nei campionati Figc e mi sto trovando veramente bene. Al di là dei gol segnati sono contento per la squadra che è prima in classifica e sta facendo davvero ottime cose. Abbiamo un bel gruppo, speriamo davvero di continuare così». Buttarla dentro, insomma è un vizio di famiglia, e anche se ha ereditato il fiuto del gol, come tipo di attaccante il giovane Alessandro è molto diverso dal padre Graziano. «Lui era più bomber da area di rigore, un centravanti vero e proprio, il classico numero 9 per intendersi. Io, invece, sono una seconda punta, più agile e forse anche un po’ più tecnico. Proprio per questo spesso gioco anche da esterno. Una cosa che abbiamo in comune però c’è – spiega Alessandro – ed è sicuramente il carattere. In campo cerco sempre di dare il massimo e di non mollare mai e questo penso di averlo ereditato proprio da papà». Anche babbo Graziano concorda su questo fatto e ha un piccolo rimpianto. «Se avessi continuato per altri quattro o cinque anni avremmo potuto giocare assieme e saremmo stati una coppia d’attacco perfetta – spiega – io prima punta e lui seconda: ci saremmo integrati benissimo, chissà quanti gol avremmo fatto. A parte gli scherzi – prosegue Graziano – sono contento che Alessandro sia andato a giocare nel Gavena perché conosco bene la dirigenza ed è una società davvero seria, a cui sono profondamente legato. Quello comunque che ho imparato in tanti anni di calcio Uisp e che dico sempre a mio figlio è che bisogna entrare in campo pensando solo a divertirsi che è la cosa principale è comportarsi in maniera corretta e leale con gli avversari. Poi se si vince tanto di guadagnato. Dal punto di vista tecnico invece – conclude – non posso consigliarli nulla perché confermo che lui da quel punto di vista è molto più forte di me».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web