Sicurezza
Moro divide oneri e onori «Saremo tutti capitani»
La fascia lasciata da Stovini finirà al braccio del mastino del centrocampo «Cercherò di onorarla, ma nell’Empoli ognuno di noi deve sentirsi importante»
EMPOLI. Al tredicesimo anno sono arrivati anche i gradi. Tredici, infatti, è il numero di avventure estive (ovvero di ritiri) consumate da Davide Moro con la prima squadra dell’Empoli (nel conto, poi, andrebbero aggiunte le stagioni vissute nelle varie squadre del settore giovanile) e l’investitura che ha ricevuto è quello di nuovo capitano della compagnia.
Sarà lui, dunque, a ereditare la fascia da Lorenzo Stovini e a guidare la giovane pattuglia di Sarri nel difficile cammino del campionato di serie B. Una responsabilità, è chiaro. Il mastino del centrocampo azzurro ha le spalle abbastanza larghe per sopportarla, ma l’idea è quella di condividere onori e oneri. «È chiaro che dopo così tanti anni – spiega il giocatore – vedersi attribuire i gradi non può che essere motivo d’orgoglio. Cercherò di onorare la fascia, sperando di non far rimpiangere i grandi capitani che mi hanno preceduto, ma c’è sempre bisogno dell’aiuto e dell’apporto di tutti. Sia in campo che fuori».
Sarebbe a dire?
«Che per come la vedo io, qui nell’Empoli ognuno deve essere il capitano di se stesso. Bisogna remare tutti nella stessa direzione, insomma, dando il massimo in ogni allenamento e in ogni partita ma comportandosi sempre con professionalità, anche lontano dal rettangolo verde».
E il gruppo la pensa come lei?
«Al momento mi sento di dire di sì. Nel primo giorno libero, l’altro ieri, molti ragazzi sono rimasti insieme. Un bel segnale. C’è una certa compattezza, insomma. Però non siamo ancora ad agosto e certi comportamenti dovranno rimanere uguali per tutta la stagione».
Che Empoli sta nascendo?
«Anche in questo caso penso che sia un po’ presto per parlare con cognizione di causa. Stiamo lavorando bene, questo sì, e i presupposti sembrano buoni. Ora, però, arrivano anche i test un po’ più impegnativi, a partire da quello col Tuttocuoio, e magari capiremo qualcosa di più su noi stessi».
Intanto il popolo azzurro vi sta riservando delle belle sorprese.
«Questo è vero. Dopo una stagione così la piazza poteva reagire in ben altro modo. Ma anche i fischi e le contestazioni dell’anno scorso, secondo me, erano segnali d’amore per la squadra e per la maglia. Poi quella gara col Vicenza, evidentemente, ha cambiato tante cose. Ora sta a noi, però, sfruttare questo fattore e convincerli sempre di più».
Vicenza che, peraltro, sarà ripescato.
«Ed è giusto. Dopo aver perso un playout così sia squadra che tifosi meritano ampiamente la serie B».
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