Attenzione
Il coach Marco Mosi è pronto a ripetere la stagione perfetta
Il tecnico della Pallacanestro Empoli: sto aspettando che la società metta a fuoco il budget per iniziare il mercato
EMPOLI. Nell’affollato secondo gradino della classifica di C dilettanti c’era una gradita sorpresa. La Pallacanestro Empoli ha superato ogni più rosea aspettativa mettendosi a fianco della big dopo una rifondazione che ha portato novità nello sponsor (Koipack), nel roster (confermati solo Lazzeri e Carli), nello staff tecnico (Mosi all’esordio su una panchina senior), nei quadri dirigenziali (promossi Carlo Chesi a direttore generale e Roberto Mencherini a ds) e nel tipo di gioco (tanta corsa e aggressività senza cecchini istituzionali). Una scommessa vinta dalla società del presidente Carlo Mancini con la salvezza raggiunta in largo anticipo e una prestigiosa partecipazione ai playoff contro Monsummano, poi battuta in finale da Costone alla “bella”. Il tutto con un gruppo giovanissimo in cui sono entrati a far parte prodotti del vivaio come Provvedi del 1992, Fontanelli, Baggio del 1993, Prosperi del 1994, Alderighi, Fabiani e Ghiglioni del 1996. Anche dopo il grave infortunio di Orsini, rimasto ai box da gennaio in poi, è stata confermata la fiducia ai ragazzi biancoazzurri senza ricorrere al mercato.
Coach Marco Mosi, si aspettava responsi così positivi?
«A livello di risultati siamo stati una sorpresa. Però avevamo fiducia nelle qualità dei giocatori. Pur avendo pescato in categorie inferiori nomi poco noti al grande pubblico, sapevamo di non aver allestito una squadra attraverso l’album delle figurine. Conoscevo tutti i ragazzi anche sotto il profilo umano, avendoli allenati quasi tutti nelle giovanili. Dovevamo temere le variabili legate all’assemblaggio, ma anche da questo punto di vista le cose sono andate bene».
Come valuta l’estremo equilibrio che ha caratterizzato il girone con 7 squadre a pari merito al secondo posto?
«I pronostici prevedevano che tre o quattro squadre facessero un corsa a sé e altre 5-6 lottassero per i restanti posti playoff. Invece le grandi favorite hanno sofferto più del previsto perché non sempre basta il talento a vincere i campionati. E soprattutto ci vuole gente adatta a ogni categoria».
Il vostro percorso è stato lineare?
«L’unico momento di calo si è verificato a dicembre. Il dispendio di energie per il tipo di gioco praticato ha portato a spremere il gruppo dal punto di vista fisico. L’infortunio di Orsini ci ha costretto a rivisitare gli equilibri tattici, operazione non facile da effettuare in corsa specie per una squadra giovane come la nostra».
Qualche rammarico per l’esito del playoff?
«Monsummano era più attrezzato. La serie si è decisa in gara-1. Purtroppo ci siamo arrivato scarichi mentalmente, con qualche acciacco e un po’ stanchi nei giocatori con più minuti nelle gambe».
Quali partite sintetizzano meglio l’annata?
«Per carattere quella contro Altopascio con una rimonta da -14 a metà del terzo tempino e per le qualità tecniche quella con la capolista Costone vinta con autorevolezza restando sempre in vantaggio».
Soddisfatto del lavoro svolto coi ragazzi del vivaio?
«Abbiamo preso l’azzardo di far debuttare anche dei 16enni creando comunque un valore aggiunto a questa bella stagione. Le risposte sono state positive per la crescita tecnica e la capacità di restare coi piedi per terra senza montarsi la testa. Grazie all’impegno di tutti, compresa la dirigenza che ha sempre supportato le scelte, abbiamo realizzato in un anno quello che pensavamo di fare in due».
Resterà a Ponte a Elsa?
«Ho un altro anno di contratto. Sto solo aspettando che la società metta a fuoco il budget e i programmi per iniziare il mercato in base ai paletti prestabiliti».
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