Il Tirreno

Empoli

Metti il “Cacio” sul trionfo del Piaggione

di Filippo Cioni

L’anima del sodalizio empolese è il più coccolato della festa: «Però il merito è di Neri e di quelli che giocano meno»

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EMPOLI. L’anima e il cuore del Piaggione. Così rispondono i giocatori empolesi quando gli chiedi cosa rappresenti per loro Antonio Panicacci. O meglio, il “Cacio”, come è soprannominato e conosciuto da tutti. Si è buttato in mezzo ai suo ragazzi sull’erba verde del Castellani, “Cacio”, per festeggiare il primo titolo del sodalizio. Lo hanno sommerso di abbracci come si fa con le persone fondamentali, come lui. Da quando è nato il Piaggione, nel 2003, Panicacci è sempre stato il factotum, l’anima dello spogliatoio empolese. Dal preparare le casacche al campo di gioco per gli allenamenti, sempre con puntualità e precisione. Al suo Piaggione, insomma, non ha fatto mancare mai niente. Un amore vero, fatto anche di tanta simpatia. Visto che nella notte del Castellani Panicacci, dopo il triplice fischio finale, è stato lesto a mettersi la sua super maglietta con su scritto “Scusate il ritardo”.

Era uno dei più emozionati, lui che il Piaggione lo ha visto nascere e crescere davanti agli occhi. «Ci sono poche parole per dire quanto sono contento – ha detto Panicacci sotto i suoi baffoni e nella sua immancabile tuta blu – ci siamo meritati questa vittoria perché abbiamo battuto le squadre migliori del campionato. Siamo una società giovane ma capace di centrare quattro finali. Abbiamo fatto qualcosa di incredibile, per tre volte non siamo riusciti a vincere ma alla fine i nostri meriti sono stati riconosciuti».

Panicacci è uno di quelli modesti, se deve distribuire i meriti non se li prende per sè ma preferisce indirizzarli ai suoi ragazzi e all’allenatore. «Perché Enrico Neri è un ottimo mister e un’ottima persona – ha detto – capace di tenere unito il gruppo anche nei momenti più difficili. E poi ci sono i miei ragazzi che sono immensi, anche quelli che sono stati in panchina e hanno giocato meno degli altri. Ecco, il successo al Castellani è anche per loro». A Panicacci abbiamo anche chiesto come festeggerà adesso il Piaggione. «Una cena, poi vedremo», ha detto Antonio. E sicuramente organizzerà tutto lui. Come sempre e senza sbavature.

Al settimo cielo anche il presidente del Piaggione, Alessandro Scarselli. Che ci ha ricordato che il Piaggione non è solo calcio ma anche sociale e solidarietà. «Vogliamo dedicare il titolo di campioni ai ragazzi del centro di educazione motoria di piazza San Rocco – ha sottolineato Scarselli – con loro abbiamo fatto un calendario molto bello e importante per raccogliere fondi. I ragazzi disabili non sono potuti venire allo stadio ma senza dubbio il successo lo dedichiamo a loro». Al Castellani, Scarselli ha alzato la coppa che è la prima nella storia del Piaggione. «Un sucesso che fa parte del nostro dna – ha spiegato – nel sangue abbiamo sempre la voglia di vincere e lottare come leoni. Quest’anno siamo riusciti nell’ennesima impresa che, però, finalmente ci ha fatto uscire dal Castellani col sorriso sulle labbra. Ci voleva dopo tre finali perse».

Un 2012 da incorniciare per il Piaggione. «Abbiamo ricevuto anche il premio Albano Aramini dal Comune di Empoli per aver divulgato lo sport a livello sociale – ha concluso il presidente – e con la finale si è trattato di un bis che ci mi rende molto orgoglioso degli sforzi fatti». Sul futuro Scarselli ha le idee chiare. «Continueremo con la nostra politica che punta a vincere e migliorarci sempre. Noi puntiamo sempre alla finale, in campo e nella vita».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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