Sicurezza
Più qualità che quantità per far correre l’Empoli
Il preparatore Sorbello spiega che tipo di lavoro serve per ritrovare lo smalto «Stanchezza più mentale che fisica, ora è importante gestire le residue energie»
EMPOLI. Dopo una partita come quella di sabato, condizionata da tanti aspetti, è difficile capire lo stato di salute dell’Empoli. Certo quel primo tempo non giocato, a tutti i livelli, ha fatto emergere tanti dubbi sulla condizione fisica. Un dato, però, che si scontra con quanto accaduto nella ripresa, quando la squadra ha comunque alzato i ritmi fino a chiudere addirittura meglio del Vicenza, sotto il profilo atletico, considerate anche inferiorità numerica e, soprattutto, la gara infrasettimanale sul groppone.
Difficile capire, insomma. Almeno per chi non ha il polso della situazione. L’analisi del preparatore Daniele Sorbello, infatti, è più dettagliata e sicura. «Che in questo momento la fatica sia una nostra compagna di viaggio è sicuro – sottolinea il professore che insieme a Claudio Selmi, con quest’ultimo più focalizzato sul recupero degli infortunati, cura gambe e muscoli del gruppo – ma è un dato di fatto che, dopo 40 partite, vale per noi come per gli altri. Certo noi abbiamo giocato 6 gare in 20 giorni e questo, di sicuro, non aiuta».
Come si spiega, allora, la reazione di sabato scorso?
«Sicuramente con stanchezza e caldo. Ma, soprattutto, credo che i ragazzi abbiano pagato dazio all’aspetto mentale, alle pressioni. Stiamo conducendo una grande rincorsa e quando vedi il traguardo vicino è normale aver paura di lasciarselo sfuggire. Qualcosa del genere ci era capitato col Gubbio e anche nel recupero».
Colpa più della testa che delle gambe, insomma.
«Penso proprio di sì. E faccio due esempi: Regini, che a Bergamo non aveva giocato, stava così male da dover chiedere il cambio, mentre Buscé, che pure non è fra i più giovani e che si porta dietro alcuni problemi da un po’ di tempo, ha avuto le gambe per fare il suo, cioé difendere, e pure per andare a segnare il gol del pareggio».
Però sulle gambe si può lavorare meglio che sulle teste.
«Vero, la testa non si allena. Anche se bisognerebbe gestire meglio certe emozioni. Anche a livello mentale, comunque, il fatto di non aver mai potuto staccare, nell’ultimo periodo, ha influito molto».
Dunque questa settimana standard è la medicina?
«Aiuta, sicuramente. Intanto perché i ragazzi hanno avuto finalmente un paio di giorni per riposarsi fisicamente e rilassarsi mentalmente, poi perché ci consentirà di portare avanti un lavoro di recupero a livello atletico».
In che senso?
«Ora non serve a niente carica. Bisogna solo mettere i ragazzi nelle condizioni di attingere alle energie residue. Servono allenamenti di qualità, insomma, più che di quantità».
Basterà?
«Sicuramente arriveremo meglio alla gara di Grosseto di quanto non sia successo nelle ultime due o tre partite. Poi, ripeto, la stanchezza c’è per tutti. Ma una cosa mi preme sottolineare: questi ragazzi sono eccezionali per dedizione alla causa e attaccamento alla maglia. Stanno dando tutto ed è per questo che so che non smetteranno di correre. Ci sarà da soffrire fino alla fine, lo sappiamo, ma siamo pronti a farlo».
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