Sicurezza
Primo summit con l’avvocato D’Avirro
Le accuse di Carobbio: «C’era l’accordo, ma non so dire chi lo ha raggiunto»
EMPOLI. Deferiti per le dichiarazioni del “pentito” Carobbio. Era certo già quando la notizia del coinvolgimento dell’Empoli nel processo sportivo per il calcioscommesse è venuto fuori, ma a certificarlo ci sono anche gli atti della Procura della Figc.
La partita Empoli-Grosseto del 30 maggio 2010, infatti, è analizzata a partire dalle indagini della polizia croata e conta poi sulle dichiarazioni rilasciate agli inquirenti dai giocatori interessati. I deferiti, oltre a Carobbio, sono Acerbis, Job, Turati e Joelson, tutti biancorossi, ma solo il primo ammette che la partita fosse stata “combinata” tirando in causa, appunto, l’Empoli. Lo fa, la prima volta, davanti al Gip di Cremona, il 20 dicembre scorso. «In occasione di Grosseto-Empoli – è scritto nell’ordinanza della Procura Figc – l’Empoli era già d’intesa con noi per un 2-2... Preciso che non fui io a prendere gli accordi con i giocatori dell’Empoli ma mi limitai a passare le informazioni agli slavi. Non so chi si attivò per prendere accordi fra i giocatori delle due squadre». Lo stesso Carobbio, poi, ribadisce il concetto il 29 febbraio del 2012, stavolta in Figc. «Anche in Empoli-Grosseto – si legge – intervenne un accordo fra i giocatori delle due squadre, anche se non so tra quali. Continuo a non ricordare chi prese accordi né tra i nostri né tra i giocatori dell’Empoli».
Tanto basta, dunque, a Palazzi per concludere all’Empoli «si debba contestare la responsabilità presunta» perché «emerge che Carobbio dia per certo l’accordo fra la suddetta società (in realtà il giocatore ha sempre parlato di calciatori, ndr) e il Grosseto per pilotare l’esito della gara con un risultato di vantaggio per entrambe, sia pure sottacendo le persone fra le quali l’accordo sarebbe intervenuto, ma facendo espresso riferimento alla partecipazione dei tesserati della società in esame. Tale circostanza, lungi dall’essere utilizzata per l’applicazione della responsabilità oggettiva, rappresenta un dato che consente di escludere, sia pure sotto il profilo di un ragionevole dubbio, che la società non fosse a conoscenza o non avesse partecipato alla combine».
Intanto, in attesa di conoscere i tempi del processo (e quindi quelli sulle applicazioni delle eventuali pene), ieri i massimi dirigenti azzurri hanno avuto il primo summit con l’avvocato D’Avirro a Firenze.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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