Finanza
La grinta, la corsa e Maccarone
L’Empoli non sbaglia una mossa e la capolista Torino deve inchinarsi all’acuto di Big Mac
EMPOLI. Le gambe, per correre più degli altri, il cuore, per volerla più degli altri. Ma anche un signor giocatore come Maccarone (e pensare che la Samp lo ha cacciato a furor di popolo) e anche un allenatore, Aglietti, che le indovina tutte. È così, semplicemente così, che l’Empoli firma l’impresa e stende la prima della classe. Perché il calcio, è vero, non è una scienza esatta, ma forse non è neanche così complicato come qualcuno vuol far credere. E con una massiccia dose di spirito di sacrificio, così, al calcio-champagne del Torino stavolta resta... il tappo.
La sassata. D’altra parte bastano pochi minuti per capire che l’Empoli c’è e ha voglia di dire la sua. Lo fa con Buscé, che recupera in extremis e gioca stringendo i denti, Saponara, che torna titolare a spese di (che passa direttamente dal campo alla tribuna) e Dumitru, con Tavano che parte dalla panchina nonostante la ferita al tallone. Nel 4-2-4 di Ventura, invece, la sorpresa è Meggiorini, preferito a Bianchi. Al di là delle scelte sui singoli, comunque, è l’interpretazione degli azzurri ad essere subito convincente. Il piano, infatti, è quello di non far mai giocare in tranquillità il Toro. Così il pressing spesso e alto – nonostante i rischi del 4 contro 4 a pochi metri da Dossena – e, soprattutto, il meccanismo funziona perché tutti, a partire dagli attaccanti, si fanno il mazzo in fase di non possesso sporcando le azioni granata in partenza e, spesso, chiudendo le linee di passaggio. Al resto ci pensano la buona vena di Dumitru (solo nel primo tempo, poi calerà dopo aver corso come un matto) e, soprattutto, lo straordinario Maccarone. Proprio loro due, infatti, al 24’ collezionano il gol partita. Lo firma Big Mac, non a caso, che raccoglie il passaggio del compagno di reparto e, da fuori area, lo trasforma in oro colato con una sassata forte e precisa. La reazione del Toro (che all’11’ aveva sfiorato il gol con Guberti) porta Antenucci a un soffio dal pari (31’) ma il tempo si chiude con Bemussi che dice no a Buscé (42’).
Cambio in corsa. La ripresa inizia con Stevanovic al posto di Guberti e, soprattutto, con gli ospiti che sembrano prendere il sopravvento (pur senza creare molto). Ventura chiama in causa anche Pasquato e Bianchi, ma la mossa giusta è ancora di Aglietti. Non contento di aver preparato la gara alla perfezione, infatti, il tecnico di casa fiuta il pericolo e passa al 4-1-4-1 con Moro davanti alla difesa, Saponara a destra e Dumitru a sinistra. Fatalmente perde qualcosa nelle ripartenze, l’Empoli, ma per il Toro diventa impossibile trovare il varco giusto. Così, tolte un paio di sgasate di Stevanovic, ai granata restano i tiri da fuori per impensierire Dossena. Il portiere di casa rischia la “paperona” su Pasquato, al 35’, ma in compenso è bravo prima (su Antenucci al 18’) e dopo (su Bianchi al 43’ e lo stesso Pasquato al 48’). Per il resto, invece, la partita diventa uno sfoggio di sterile possesso palla della truppa di Ventura, mentre i sincronismi difensivi degli azzurri sono degni di un Rolex. Persino Buscé, che aveva zoppicato vistosamente per tutto il primo tempo, finisce per crescere con il passare dei minuti, tanto da lasciare le briciole a chi giostra dalle sue parti. Il resto, come spesso accade, lo fa un superbo Stovini, che respinge di tutto e di più, manco fosse la Rai, e contribuisce in maniera decisiva a portare a casa un successo che ha un peso specifico rilevante. Se il vantaggio sul Vicenza è immutato, infatti, lo stesso non si può dire dello spirito che serve per affrontare due trasferte consecutive e importantissime come quelle che vedranno l’Empoli giocare in rapida successione contro Nocerina e Albinoleffe.
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