La manifestazione
L’incubo svanisce: l’Empoli c’è
Con una grande prova fa il pieno a Varese e interrompe un digiuno lungo più di tre mesi
VARESE. L’Empoli c’è. Sì, dopo oltre tre mesi d’astinenza, dopo una sofferenza che sembrava senza fine, riesce finalmente a rialzare la testa. Lo fa in casa del Varese, dove vince con pieno merito offrendo l’ennesima prestazione gagliarda da quanto Aglietti ha ripreso il timone. Ed è proprio l’ottimo lavoro del tecnico – che ha preparato benissimo la gara in settimana – unito alle imprese dei singoli (da Stovini a Dossena, ma senza dimenticare i giovani come Brugman e Guitto) a fare la differenza e a dire, con forza, che gli azzurri sono ancora lì a lottare, a giocarsela.
Il colpo del capitano. L’Empoli si presenta all’Ossola con il 4-3-1-2 annunciato, ma con Brugman e Regini preferiti a Lazzari e Gorzegno. Nel Varese, invece, sia spartito che interpreti sono quelli attesi alla vigilia. Anche l’atteggiamento degli azzurri, però, è quello atteso. Nel senso che l’interpretazione del modulo è molto accorta, con Zé Eduardo e Buscé che hanno il compito di togliere il fiato a Kurtic e Felipe e anche col terzetto avanzato che deve dare un aiuto concreto nella fase di non possesso. Scelte che pagano, quelle di Aglietti, perché la truppa di Maran fatica molto a fare gioco e spesso e volentieri l’unica opzione dei lombardi è il lancio lungo per la testa di Granoche. Non a caso il più grande pericolo per il confermato Dossena nasce da una palla inattiva. Cioé una punizione dalla trequarti di Zecchin che Terlizzi incorna bene ma il portiere dissinesca meglio. Ovviamente anche l’Empoli, in fase offensiva, paga qualcosa. Però si fa preferire, soprattutto grazie al treno di destra e a Maccarone. Che più che il centravanti fa il regista offensivo e, al 15’, pesca Tavano con un lancio stupendo. L’aggancio del bomber è splendido, ma la conclusione è troppo debole per Bressan. Ben più difficile, invece, l’intervento del portiere di casa su Brugman, al 37’, che calcia da ottima posizione dopo una bella imbeccata di Zé Eduardo. È un gol fallito, ma non c’è tempo di recriminare. Sul corner, infatti, Buscé prolunga il cross di Brugman e, a centroarea, capitan Stovini piazza la zampata vincente.
La prodezza di Dossena. La ripresa inizia com’era finito il primo tempo. E cioé con l’Empoli padrone del campo e del match. Maran capisce l’antifona e visto che la mediana azzurra domina (e meno male che doveva essere in emergenza senza Moro e Coppola...) sgancia Plasmati per Kurtic passando a un 4-3-3 che sulla carta è iper-offensivo, ma che in sostanza ha solo due possibilità: l’allargamento di Nadarevic a sinistra e, soprattutto, il lancio lungo per la testa di Plasmati. Gli azzurri le soffrono entrambe per 10 minuti (è all’8’ De Luca spreca la palla del possibile 1-1), poi Aglietti sacrifica Tavano per coprirsi con Lazzari e col passaggio al 4-2-3-1 passa la paura. Anche l’uscita di Ficagna per crampi (dentro Gorzegno, con Regini a fare il centrale) viene assorbita bene. Anzi, col passare dei minuti gli ospiti tornano pure a pungere, soprattutto con il gladiatore Maccarone (che si gira bene ma calcia alto al 29’) e con la sempre più lucente stella di Brugman (che al 31’ “bacia” la traversa, a Bressan abbondantemente battuto, con una punizione dal limite). Maran ci prova anche con Pettinari (per Zecchin), ma la gara sembra segnata. Sembra, però, perché al 33’ la difesa si muove male sull’ennesimo lancio in verticale (in tre vanno a saltare su Plasmati lasciando sguarnita l’area) e l’arbitro Viti fa ancora di peggio premiando il “tuffo” di Granoche sul successivo contatto con Vinci. È rigore, insomma, ma Dossena s’esalta e dice no allo stesso Granoche (i compagni ma anche il direttore di gara gli devono almeno una bevuta). Si ripete allo scadere, il portiere, murando De Luca e per l’Empoli arrivano tre punti tanto importanti quanto meritati.
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