Il Tirreno

Empoli

Dumitru si sente un altro «Pronto a dare una mano»

di David Biuzzi
Dumitru si sente un altro «Pronto a dare una mano»

L’attaccante racconta una stagione andata (finora) storta senza cercare alibi «Ho avuto atteggiamenti sbagliati e dato un’immagine negativa di me»

3 MINUTI DI LETTURA





EMPOLI

I latini avevano già capito tutto e, peraltro, lo avevano fatto molto tempo fa: «Nemo propheta in patria». Ovvero nessuno è profeta a casa sua. Una sentenza che ora conosce anche Nicolao Dumitru.

Certo per un ragazzo che ha il papà rumeno e la mamma brasiliana, che è nato a Malmoe, in Svezia, ed cresciuto a Empoli, il concetto di patria è relativo. Fatto sta che molti, lui per primo, si aspettavano qualcosa di diverso dal suo ritorno da Napoli. Non è andata così, per tanti motivi, e la “freccia nera”dell’attacco azzurro non scappa dalle sue responsabilità. Ma ora c’è da salvare una stagione e Dumitru, come i suoi compagni, è pronto a ripartire da zero, o quasi, per centrare un obiettivo minimo ma di vitale importanza. A partire dal derby di domani, quello con il Livorno, per il quale si sta giocando un posto in avanti – quello lasciato libero da Maccarone – con Mchedlidze. «Mi sento bene – spiega l’attaccante – e sono pronto a dare il mio contributo, nel derby, se il mister riterrà di farmi giocare. C’è questa sorta di ballottaggio con Levan e vedremo quali saranno le scelte. Però sono d’accordo col mio compagno:tutti e due, a giudicare da come ci alleniamo, stiamo attraversando un buon momento e tutti e due possiamo dire la nostra: il mister può decidere in serenità».

Eppure la sua stagione, come del resto quella dell’Empoli, non è stata esattamente serena?

«Piuttosto si può dire che è andato tutto storto. E io mi prendo le mie responsabilità, le mie colpe, per certi atteggiamenti negativi che non hanno aiutato né la squadra né me. Ho passato un periodo difficile, ma ora bisogna guardare avanti e dare tutto in questo finale di stagione».

Eppure resta il terzo marcatore stagionale e il secondo fra gli attaccanti.

«I numeri sono questi, ma sono tornato a Empoli, per una mia scelta, per fare altro. Dopo aver fatto bene nel vivaio volevo lasciare il segno anche in prima squadra. Non ci sono riuscito, ma quel che più mi dispiace e aver dato un’immagine negativa di me».

In effetti è riuscito a far discutere anche per come ha esultato dopo il gol col Sassuolo.

«Ma questo vorrei puntualizzarlo: è solo il mio modo di esultare. Non ce l’avevo con nessuno, men che meno con la Maratona».

Magari potrebbe provare a farsi perdonare nel derby?

«Certo mi piacerebbe. Ma ora non contano più gli obiettivi personale. L’importante è arrivare alla salvezza e io ci credo. Ormai il tempo stringe e, dentro lo spogliatoio, ci siamo guardati negli occhi: a Padova i risultati si sono visti e ora non possiamo più permetterci di sbagliare».

Intanto c’è da battere il Livorno.

«Senza dubbio è una partita importante. Forse anche importantissima, ma comunque non decisiva. Se vinciamo non saremo salvi, se perdiamo non saremo retrocessi. L’importante è giocarsela con abbiamo fatto a Padova, con la stessa grinta e lo stesso spirito. Se riusciremo ad essere sempre così ce la faremo, ce la faremo di sicuro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa