Il Tirreno

Empoli

Intensità e certezze per la rincorsa dell’Empoli

di David Biuzzi
Intensità e certezze per la rincorsa dell’Empoli

Il preparatore atletico Sorbello spiega come è stato impostato il lavoro «Ci aspettano 14 finali e dovremo affrontarle tutte al massimo»

3 MINUTI DI LETTURA





EMPOLI

Se c’è una situazione che ha da subito caratterizzato la gestione-bis di Alfredo Aglietti è, senza dubbio, il lavoro quotidiano. Ovvero la durata degli allenamenti – difficilmente inferiore alle 2 ore – e anche l’intensità del lavoro. E le sessioni di questi giorni, con una sosta alle porte, non hanno fatto eccezione. Una scelta strategica, insomma, come spiega Daniele Sorbello, preparatore atletico e collaboratore di fiducia del tecnico di San Giovanni Valdarno che con lui era uscito di scena, dopo 7 turni, e con lui è rientrato, dopo l’esonero degli ex Carboni e Bianconi.

«Gli allenamenti sono molto lunghi – spiega Sorbello – perché il mister è un vero “animale” da campo. Fosse per lui resterebbe ore a provare e riprovare le situazioni di gioco. L’intensità, invece, è quello che ricerchiamo e chiediamo. Perché questa squadra, come si è visto a Padova, quando gioca con intensità non è seconda a nessuno».

Come ha ritrovato il gruppo?

«Non a pezzi. A livello fisico più che problemi ci sono piccole situazioni da sistemare. Sono legate soprattutto a chi finora aveva giocato poco, come Maccarone o Zé Eduardo, o chi era reduce da inattività, come Tavano. Ma i maggiori problemi, a mio avviso, sono legati più alla testa dei ragazzi che alle loro gambe».

In che senso?

«Che le gambe sono sempre legate alla testa. E, se a livello mentale ci sono dei freni, non girano. Così il lavoro mio e di Claudio Selmi, ora, è orientato proprio a dare più certezze, anche sotto il profilo fisico».

E come ci si riesce?

«Non c’è una ricetta. Diciamo che l’obiettivo, oggi, è quello di arrivare al massimo delle condizioni ad ogni partita. Come ha detto giustamente Aglietti ci aspettano 14 finali e l’intenzione è quella di affrontarle tutte al top. Dunque la programmazione è settimanale e non a lungo raggio. Si tratta, ovviamente, di una decisione presa di comune accordo con Selmi, perché il lavoro è sempre di squadra, e avallato da Aglietti, che ha sempre l’ultima parola».

Facciamo un passo indietro: sulla preparazione e la condizione della squadra si è detto e scritto molto.

«Già. Eppure nelle prime 7 gare ce l’eravamo giocate tutte, tolta quella col Padova che ha portato al primo cambio tecnico. La condizione stava arrivando, perché era stata impostata per avere una “base” che potesse durare tutto l’anno. È chiaro che qualcosa è stato sbagliato, in estate, ma che tutto fosse legato a questo non lo credo proprio. Nel calcio sono tante le componenti in gioco e si erano create molte situazioni che hanno prodotto una stagione diversa da quella che volevamo».

Ma voi avevate cambiato qualcosa rispetto all’anno scorso?

«No. Anzi, avevamo cercato di migliorare una preparazione che aveva dato buoni frutti personalizzando maggiormente il lavoro per esaltare le qualità dei singoli. Ovviamente mi prendo le mie responsabilità e vi dico che, se potessi tornare indietro, qualcosa cambierei. Però, ripeto, non è stato questo il problema. O almeno non il solo. Anche perché, se così fosse stato, sarebbe stato anche facile correggerlo».

E lei che idea si è fatto?

«Io ho visto tutte le partite dell’Empoli, perché a questa realtà sono e sarò sempre molto legato, e mi è sembrato evidente che il problema fosse mentale e non fisico. Ma, ad ogni modo, quel che conta ora è guardare avanti. Ed essere pronti a giocarsi queste 14 finali con grande intensità. Fisica e e mentale, ovviamente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore