Sicurezza
Vitale non scappa «Brutta situazione e la colpa è mia»
Il direttore generale ci mette la faccia e resta in trincea «Non mi tiro indietro perché so di poter dare una mano»
EMPOLI
Non si era mai presentato in sala stampa, quest’anno, il dg Pino Vitale. Non aveva presentato gli allenatori che si erano succeduti alla guida della squadra, non aveva presentato i giocatori presi o ri-presi. Aveva deciso anche di concedersi meno, rispetto alle stagioni passate, ai microfoni e ai taccuini. Ieri, però, è stato lui a “scortare” Alfredo Aglietti.
E non è stata una scelta casuale, quella del dirigente. «Di solito – spiega – c’è il presidente Corsi, su questa sedia, a parlare con voi. Stavolta, però, ho deciso di venire in prima persona per un motivo molto semplice: la responsabilità di questa brutta situazione è mia e io me la prendo».
Ci mette la faccia, insomma. Certo è un gesto che costa poco, ma resta comunque un gesto apprezzabile. Anche perché viene accompagnato da dichiarazioni non di comodo. «Quando le cose sono andate male, in passato, più di un tifoso mi ha chiesto di farmi da parte, di andarmene. Voglio ricordare, così, che quando retrocedemmo dalla serie A io andai dal presidente Corsi a rassegnare le mie dimissioni. Rimisi il mandato, insomma, e lui mi chiese di restare. E’ un gesto che ho già fatto – spiega – e che sarò pronto a rifare nei tempi giusti. Non ora, però».
Già, perché Vitale rinvia ogni decisione sul suo futuro alla fine dei giochi, ma non intende mollare ora, abbandonare una nave che sta imbarcando acqua un po’ da tutte le parti. «Il fatto è – sostiene – che io questa società la sento mia. La squadra ancora di più, visto che l’ho costruita. E’ chiaro che ho commesso degli errori, ne sono convinto. Ma ho anche altre due certezze: la prima è che questo gruppo ha i mezzi per venirne fuori, la seconda è che io posso dare una mano. Non a livello tecnico, è chiaro, ma fuori dal campo sì».
E, secondo Vitale, richiamare Aglietti è un modo, concreto, per dare una mano. «Ribadisco che le colpe di questa situazione sono principalmente mie – insiste – e che i tecnici che si sono succeduti alla guida le hanno pagate. Purtroppo pensavamo che “ritoccando” una squadra che aveva sfiorato i playoff, lo scorso anno, avremmo fatto meglio per forza. E’ evidente che è stato uno sbaglio, un grosso sbaglio. Detto questo, ho richiamato Aglietti perché credo che la sua voglia di prendersi una rivincita, la rabbia accumulata in questi mesi, possano essere armi in più nella nostra rincorsa. Armi determinanti. E’ l’unica soluzione che abbiamo preso in esame, quella del suo ritorno, proprio perché consideriamo le sue motivazioni un valore aggiunto. Inoltre conosce la squadra ed ha, da sempre, la nostra stima».
Vitale, infatti, poi svela un altro particolare interessante. «In questi mesi – dice – ho sentito un paio di volte Alfredo. La seconda, in particolare, lui era molto deluso ed anche arrabbiato perché non lo avevamo richiamato al momento dell’esonero di Pillon. E io gli spiegai, come faccio oggi con voi, che non lo feci perché nella mia carriera mi è capitato due volte di richiamare un tecnico che avevano esonerato, Burgnich a Lucca e Cagni qui, ed è finita con le uniche mie due retrocessioni in carriera. Stavolta, essendoci stato di mezzo un altro allenatore, spero e penso che l’esito sarà diverso». In un’annata disgraziata, insomma, ci mancava solo la scaramanzia...
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
