Sicurezza
La rabbia di Aglietti per risalire
La gestione-bis del tecnico aretino parte dalla voglia di rivalsa: «Nei confronti di tutti»
EMPOLI
E’ tornato perché ci crede, Alfredo Aglietti. Almeno su questo non ci sono dubbi. Già, perché i dirigenti azzurri gli avevano concesso anche la facoltà di dire di no, al loro invito, senza perdere le restanti spettanze (cioé gli stipendi fino a giugno). La sua seconda avventura sulla panchina dell’Empoli, dunque, coi soldi e gli obblighi contrattuali c’entra poco. Semmai è la rabbia il sentimento-guida. La voglia di prendersi una rivincita dopo l’esonero dello scorso ottobre, cioé. Perché così dice, a chiare lettere, il tecnico di San Giovanni Valdarno e perché così traspare anche dal tono della voce.
«Innanzitutto – dice – ci tengo a ringraziare la società per la fiducia che mi ha dimostrato. Richiamarmi in un momento così difficile, infatti, è un attestato di stima per il tecnico e, soprattutto, per l’uomo. Ora starà a me ripagarla».
Una premessa d’obbligo prima di iniziare a mostrare i denti. «E’ vero – sottolinea – ho voglia di rivalsa. Ce l’ho nei confronti di questa stessa società, visto che mi hanno esonerato dopo 7 giornate, ma anche dell’ambiente, dei tifosi, della stampa. Nei confronti di tutti, insomma».
Ed è proprio partendo da questa rabbia, da questa voglia, che l’Empoli spera di risalire la china. «Il direttore – spiega, riferendosi all’ammissione di colpa del dg Vitale – ha fatto un gesto importante venendo qui davanti a voi a recitare il “mea culpa”. Detto questo, però, ora questa suo senso di responsabilità non deve diventare un alibi. Tocca a me e tocca ai giocatori andare a giocarcela. Proveremo a tirarci fuori il prima possibile, ma già sappiamo di dover soffrire fino alla fine. Partendo da questo presupposto, però, dobbiamo andare a cercare punti su qualsiasi campo e contro qualsiasi avversario. A cominciare dal match di sabato a Padova».
Aglietti avrà pure voglia di riscatto, insomma, ma non vuole perdere tempo a giocare allo “scaricabarile”. «Se siamo dove siamo – spiega – è chiaro che sono stati fatti tanti errori. Li ha fatti la società, li hanno fatti i giocatori, li ha fatti il sottoscritto. Ad oggi, però, fare processi non serve, anzi peggiora le cose. Ora c’è bisogno di tutti, dell’ambiente, perché la B è un patrimonio di tutti e tutti dobbiamo difenderla. A salvezza raggiunta, perché non voglio pensare a niente di diverso, magari ci torneremo su. Questo, però, non è il momento della chiacchiere, perché ne sono state fatte anche troppe. C’è solo da lavorare».
Lo farà, il “nuovo-vecchio” allenatore, cercando per prima cosa di scacciare i fantasmi. «In questi mesi ho visto spesso l’Empoli – rivela – ma anche altre squadre. La conclusione, comunque, è che dobbiamo smetterla di scendere in campo con il fardello delle preoccupazioni e delle paure sulle spalle. Bisogna cercare di dare noi il primo schiaffo, o almeno di renderlo se lo prendiamo. Iniziare a giocare sotto di 3 gol (il riferimento è alla gara di Reggio, ndr) francamente non mi interessa».
Più certezze, insomma. E il lavoro sarà impostato proprio in questo senso. «Questa squadra ha cambiato molto, troppo. Ora non è semplice – aggiunge – ma bisogna ridare un ordine tattico. Quello che avevamo nella passata stagione, ad esempio. Non voglio fare stravolgimenti, comunque, perché quello che proprio dobbiamo evitare ora è fare ulteriore confusione. La squadra, di sicuro, la conosco bene. Penso di impostare il lavoro sulla base di un paio di moduli (il 4-3-1-2 e il 4-4-2 secondo quanto visto ieri pomeriggio, ndr) e ripartire anche da una base di uomini che ora, sia chiaro, devono dare di più».
E poi via, in campo, a dirigere il primo allenamento. Insieme al suo uomo di fiducia, il preparatore Sorbello (nella foto), anche lui rientrato alla base.
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