Toscana
L’Empoli salva soltanto la faccia
Sfiora il pari dopo aver rischiato il tracollo, ma è ancora poco per alimentare le speranze
REGGIO CALABRIA
Ci risiamo. Un’altra sconfitta, l’ennesima. L’Empoli cade anche al Granillo al termine di una gara che sembra un film. Si va, infatti, dall’immeritato svantaggio maturato al riposo, alla clamorosa rimonta sfiorata passando però dalla devastante prima metà della ripresa. Il finale, però, non cambia: sono ancora lacrime.
Subito sotto. Sia Reggina che Empoli partono con modulo e interpreti annunciati. L’avvio degli azzurri sarebbe pure incoraggiante, visto che produce due angoli in rapida successione. A spazzare via le buone intenzioni, però, basta la prima azione dei padroni di casa. Che, in effetti, innesca una seria di errori a catena e produce il patatrac. Il primo è di Vinci, che lascia il cross a Rizzato, il secondo di Pelagotti, che smanaccia malamente la palla al centro dell’area, il terzo dei difensori, che si piazzano tutti sulla linea lasciando libero Campagnacci: sulla sua prima conclusione il portiere rimedia, sulla seconda non può che guardare la palla sfilare sotto il corpo di Stovini e infilarsi. E’ il minuto numero 8 e la gara è già in salita. E ci resta pure, in salita, perché per tutto il primo tempo l’Empoli esercita un certo padrominio territoriale (in questo caso, se non altro, un passo avanti rispetto alle ultime apparizioni), ma finisce per perdersi davanti all’area di rigore dei calabresi. Merito del trio difensivo di casa, è vero, ma soprattutto sono Maccarone (che si fa notare solo per un fallo di reazione si Emerson, con Ciampi che “grazia” l’attaccante mostrandogli soltanto il giallo...) e Tavano a non accendersi mai e a vanificare gli sforzi di una linea mediana (bene soprattutto Brugman) che comunque tiene botta. Dietro, invece, i problemi sono soprattutto a destra, perché Rizzato e Barillà sfondando spesso e volentieri.
Rischio disfatta. Ad inizio ripresa, così, Carboni sgancia Dumitru per Zé Eduardo, con Buscé che arretra in mediana. Ma stavolta è la Reggina ad iniziare con più veemenza e i padroni di casa, a differenza degli azzurri, sanno anche graffiare. Così, in 5 minuti, costruiscono due circostanze propizie e, alla terza, conquistano il rigore (che c’è)per un fallo di Regini su Ragusa. Dal dischetto si presenta Nicolas Viola e la notte, per l’Empoli, diventa sempre più buia. Anche perché, in sostanza, Stovini e soci spariscono dal campo. Già, la truppa di Carboni diventa una vittima sacrificale, è inerme, e ogni azione della Gregucci-band diventa una palla-gol. Pelagotti rimedia su Ragusa (13’) e Barillà (14’), ma anche lui s’arrende al 17’ quando il neo-entrato Ceravolo “brucia” Ficagna sullo scatto con una facilità irrisoria e deposita in rete la palla del tris. E’ finita, chiaramente, ma il rischio concreto ora è quello della figuraccia. Per altri 10 minuti abbondanti, infatti, la Reggina domina in lungo e in largo neanche fosse un test di metà settimana. Il tentativo di salvare il salvabile, almeno a livello numerico, va in porto al 27’, quando Tavano – impalpabile fino a quel momento – torna al gol con un sinistro dai 25 metri che “bacia” il palo e muore alle spalle di Zandrini. Carboni, allora, decide di provare l’impossibile sganciando Mchedlidze (per Maccarone) e Lazzari (per Vinci). E, al 39’, riesce addirittura a riaccendere la fiammella della speranza con Dumitru, che appoggia in rete dopo un bel triangolo Mchedlidze-Tavano-Mchedlidze. Una speranza vana, perché allo scadere Zandrini dice no ancora a Dumitru. Ma, d’altra parte, regalare 25 minuti a un avversario (i primi del secondo tempo) è decisamente troppo.
Ancora vivi. L’inguaribile ottimista, insomma, può dire che poteva andare anche peggio. I risultati delle concorrenti, poi, dicono che c’è ancora vita. Ma bisogna cambiare registro. Per forza e in fretta.
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