Finanza
Welcome back home, Big Mac
A 10 anni dalla cessione al Middlesbrough (per 13 milioni) Maccarone è di nuovo azzurro
di David Biuzzi
EMPOLI
Se n’era andato quasi 10 anni fa, nel giugno del 2012. In tasca aveva un biglietto aereo per l’Inghilterra, destinazione finale Middlesbrough e un contratto principesco. In dote lasciava l’Empoli in serie A e, nelle casse societarie, circa 8,5 milioni di sterline (sui 13 milioni di euro). Ieri, però, Massimo Maccarone è tornato. E’ tornato a vestire la maglia azzurra. E’ tornato a casa, come ripete lui spesso nella conferenza di stampa di presentazione.
La suggestione di mercato nata pochi giorni fa, insomma, è diventata un’operazione felicemente conclusa (sulla base del prestito). Merito dell’Empoli, che ha colto al volo l’assist della Samp arrivato durante la trattativa per Eder, e merito di Big Mac, come lo chiamarono da subito al di là della Manica, che ha subito sposato l’idea con entusiasmo. «La trattativa è nata due giorni fa – racconta – e ho preso la mia decisione dopo aver parlato al telefono con il presidente Corsi. Cosa mi ha detto? Le cose giuste. In meno di 2 minuti, cioé, ho capito cosa dovevo fare».
E cioé?
«Cioé dovevo tornare qui, tornare a casa. In questi 10 anni, chi mi conosce lo sa, non ho mai smesso di frequentare Empoli. Qui mi sono fatto amici, gli amici veri, quelli che ti accompagnano per tutta la vita, e quando penso a un mio futuro, anche senza pallone, penso a Empoli».
E l’Empoli che giocatore ritrova?
«Un ragazzo sereno, perché sa di aver fatto la cosa giusta, ma anche umile. Ho voglia di rimettermi in gioco e di farlo proprio a casa mia. L’ultimo anno, per me, è stato molto difficile e so che questo è il posto giusto dove riprendere un discorso interrotto».
Eppure all’inizio sembrava destinato al Siena.
«Ci tengo a spiegare bene questa situazione: il Siena mi ha contattato prima di Natale e, diciamo, che c’era una mezza parola spesa. Mi è sembrato giusto rispettarlo, come ho subito spiegato ai dirigenti dell’Empoli. Il termine era ieri sera (mercoledì sera, ndr)e infatti oggi (ieri, ndr) sono qui».
Dieci anni fa se n’era andato dopo la promozione in A, ora torna con l’incubo della Prima divisione.
«E’ un momento di difficoltà, ma ne rendo conto. Ma spero che i miei stimoli e la mia voglia di giocare possano anche spazzare via un po’ di negatività. Di sicuro sono convinto di arrivare in un buon gruppo. All’inizio della stagione, parlando coi miei compagni della Samp, avevamo indicato l’Empoli come una delle squadre da temere maggiormente. Ora la situazione è diversa. Chiaramente non sono in grado di spiegarne i motivi, magari li capirò stando dentro lo spogliatoio, ma quel che più conta e dare tutti il massimo per invertire la tendenza».
Lei è pronto già per la sfida di sabato?
«Sì, lo sono. Mi sono sempre allenato, a Genova, e non ho avuto problemi. Certo l’ultima partita l’ho giocata due mesi fa, in casa della Nocerina, e segnai pure 2 gol. Poi più niente, anche se di solito non si toglie un attaccante che segna una doppietta. Ma, ripeto, mi sento pronto, sono pronto».
Ritrova anche qualche vecchio compagno.
«C’eravano Tavano e Moro, nel mio ultimo Empoli, ma qui c’è anche Ficagna, con qui ho giocato nel Siena, e soprattutto ci sono gli amici di sempre. Dai dirigenti al magazziniere: ecco perché vi dico, per l’ennesima volta, che sono tornato a casa».
Stavolta, però, le toccherà anche il ruolo di “senatore”.
«E non è un problema, anzi. Proprio qui, 10 anni fa, io arrivai ragazzino e sono riuscito a fare quello che feci proprio grazie all’aiuto dei compagni più esperti. Ora tocca a me mettermi al servizio degli altri. E ne sono felice».
E allora welcome back to home, Big Mac. Ben tornato a casa, Maccarone.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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