Il Tirreno

Empoli

Ruolo diverso, stesso spirito

David Biuzzi
Il momento più famoso della carriera da calciatore di Stefano Bianconi: il gol-fantasma contro la Juventus
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Il momento più famoso della carriera da calciatore di Stefano Bianconi: il gol-fantasma contro la Juventus

Bianconi indica la strada: «L'importante è essere squadra»

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 EMPOLI. Quando D'Arrigo e Bini lo portarono a Empoli, nel '94, si divideva fra la Sangiovannese (dilettanti) e un lavoro appena trovato alle poste. Era la sua prima avventura fra i professionisti, in C1, e Stefano Bianconi decise di prendere l'aspettativa perché non sapeva come sarebbe andata a finire. Fu salvezza (all'ultimo turno e con Nicoletti al timone) e, dall'estate successiva, l'inizio dell'epopea azzurra con Spalletti a dirigere le operazioni. Quella culminata con la salvezza in A e che rese il difensore celebre nel mondo per il gol-fantasma alla Juve non assegnato dall'arbitro Rodomonti. Era il 1998.  Ora Bianconi è tornato. Non più come difensore, ma come assistente del nuovo tecnico Guido Carboni. Gli farà da vice insieme all'ex compagno Martusciello. «E' bellissimo essere di nuovo qui - dice - ma al di là delle mie sensazioni, ora conta tirarsi fuori da questa brutta situazione». Situazione difficile e sorprendente. Anche per chi, come Bianconi, fino all'altro ieri seguiva le cose dall'esterno. «Due giorni di lavoro - sottolinea - non bastano per rendersi conto di quali siano i problemi. Per quello che ho visto, però, non credo che siano ernomi o particolarmente gravi. I ragazzi si stanno allenando bene, vanno a mille per convincere subito e il nuovo tecnico, e di certo nel gruppo non manca la qualità».  Già, ma allora perché la classifica è così triste e siamo già al terzo tecnico della stagione? E' la domanda da 1 milione di dollari. Alle quale, Bianconi, risponde in maniera indiretta, ma comque chiara. «Quello che fa la differenza - sottolinea - è ragionare da squadra, essere squadra. Perché ripeto, i giocatori bravi qui ci sono. E non penso solo ai titolari». Già, essere squadra. Come lo era l'Empoli di Spalletti, di Bianconi e di Martusciello. «Luciano costruì qualcosa di straordinario - ricorda - ma l'esempio ci sta perché Guido (Carboni, ndr) ha delle cose in comune con lui. Prima di lavorarci insieme stato mio allenatore, alla Viterbese, e la sua forza è l'umanità. E' una persona sincera, leale, sa farsi volvere bene da gioca e anche da chi gioca meno. E questa, per l'Empoli, potrebbe diventare un'arma in più».  

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