Gioco
La verità del presidente «Abbiamo cambiato per cambiare mentalità»
D.B.
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Sopra Carboni e Bianconi in campo A sinistra il presidente Corsi 3 MINUTI DI LETTURA
EMPOLI. «Esonerare l'allenatore è un fallimento della società». Il presidente azzurro Fabrizio Corsi lo dice a Radio Sportiva, al mattino, e forse è per questo che nel pomeriggio preferisce dedicare il minimo sindacale a quello che è successo in passato e si concentra, parole suo, su quello che deve accadare «da oggi in poi». «Parlare dei motivi per cui siamo arrivati a questa decisione - dice il massimo dirigente azzurro - a mio avviso sarebbe poco corretto nei confronti di due ottimi professionisti e due ottime persone come Aglietti e Pillon. Non aggiungerei molto, dunque, anche se è chiaro che se sono qui, oggi, a dare il benvenuto a Guido Carboni è perché non eravamo contenti della situazione». Non vorrebbe dilungarsi oltre, il massimo dirigente, ma certo quello che è accaduto impone delle spiegazioni. Perché cambiare il secondo allenatore della stagione a 50 giorni dal suo arrivo non è certo una cosa normale. «Vogliamo una squadra più compatta - sottolinea Corsi - più aggrsssiva. Che pensi a non far giocare l'avversario. Dall'analisi delle ultime gare, anche quelle vinte, ci sembrava che cosi non fosse». Alla base dal divorzio da Bepi Pillon (e dal fratello Albino) ci sarebbe dunque una concezione diversa del calcio, una filosofia che i dirigenti non sentivano propria. Quindi, per evitare il nuovo ribaltone, sarebbe bastato riflettere di più sulla scelta del sostituto di Aglietti. Pillon, d'altra parte, non è un tecnico alle prime armi e era doveroso conoscere prima vizi e virtù dell'allenatore di Preganziol. «La sconfitta col Verona - prosegue - è stata così limpida che ha innescato certi riflessioni. E' chiaro che alla base di tutto ci sono le nostra scelte sbagliate, gli errori della società. Quello che è successo finora, però, non conta più. L'importante, da oggi in poi, è ottenere il massimo possibile da questa scelta. Ed è inutile stare a parlare anche delle potenzialità non espresse o delle valutazioni troppo ottimistiche, perché ormai è chiaro che ci sarà da sudare e soffrire fino alla fine». Punto a capo, insomma, dice Corsi. Si apre il nuovo capitolo e c'è una salvezza da inseguire. «Mancano 26 partite e dobbiamo concentrare le forze su questo obiettivo - aggiunge - perché pensare ad altro in estate, come ho già detto in più di un'occasione, si è rivelato il peggior errore che potessimo commettere. Ma per riuscire a mantenere la categoria, a nostro avviso, serve un certo tipo di atteggiamento che finora non abbiamo visto». Ora, dopo Aglietti e Pillon, ci proverà Guido Carboni, scelto evidentemente non a caso. «Abbiamo deciso di chiamarlo - conclude il presidente - perché secondo noi il suo modo di vedere il calcio, di intendere il lavoro, va esattamente in questa direzione per caratteristiche e mentalità. In pratica ci aspettiamo di vedere la nostra squadra più aggressiva, più combattiva, più compatta». E qui, allora, è bene riavvolgere il nastro e tornare alla frase dell'inizio, quella detta alla radio: «Esonerare l'allenatore è un fallimento della società - aveva spiegato Corsi - ma a volte serve per evitare un fallimento ancora più grande».
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