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Empoli

Per l'Empoli la sofferenza non è finita...

David Biuzzi
A destra il gol segnato da Tavano A sinistra Vinci (sopra) e Coppola (sotto) in azione
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A destra il gol segnato da Tavano A sinistra Vinci (sopra) e Coppola (sotto) in azione

S'inchina alla superiorità del Verona e resta ancora impelagato nei bassifondi

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 EMPOLI. La sofferenza non è finita. E già, sarà compagna di viaggio dell'Empoli ancora per un po' visto che l'occasione di lasciare la zona calda s'infrange sul muro di un avversario, il Verona, decisamente tosto.  Troppo passivi. Il biglietto da visita di quattro vittorie consecutive che gli scaligeri mostrano all'arrivo al Castellani, insoma, qualcosa significa pure. E, in effetti, bastano pochi minuti per capire che per Pillon e i suoi allievi la giornata sarà dura, durissima. Mentre il tecnico di casa conferma il 4-4-2 di Modena (l'unica variante è Saponara al posto dell'infortunato Buscé), Mandorlini sceglie il 4-4-3 (che diventa 4-1-4-1 in fase di non possesso) inserendo Jorginho come interno sinistro e alzando Hallfredsson sulla linea delle punte. Così Tachtsdis, il play basso, ha (troppa) libertà d'azione e, in sostanza, la sfrutta per tagliare letteralmente a fette gli azzurri. E' lui a fare la differenza, insomma, perché difende, contrasta, fa ripartire l'azione e l'accompagna pure. Il resto lo fanno il buon lavoro di Ferrari e Gomez. Quest'ultimo, fra il 14' e il 15', impegna Pelagotti in due parate importante. E, sull'angolo conseguente all'intervento-bis, prolunga la traiettoria di Hallfredsson permettendo ad Abbate di segnare fra le belle statuine della difesa. E' un vantaggio che ci sta tutto e che gli azzurri fanno poco (e male) per rimontare in fretta. L'Empoli (che perde pure Ficagna, uno dei suoi leader, per infortunio) resta passivo, troppo passivo, e al Verona - gran bella squadra - non pare vero. La truppa di Pillon, in particolare, soffre l'uomo in meno in mezzo, ma anche la giornata opaca dei due esterni (Saponara e Lazzari) che raramente riescono a innescare Coralli e Tavano. Il resto, alla mezzora, lo fa un errore di Pelagotti (fin a quel momento il migliore in campo per distacco) da cui scaturisce il raddoppio di Jorginho. La gara sembra già chiusa, ma qui un piccolo merito per l'Empoli emerge: rispetto a un passato neanche troppo remoto (la gara col Padova), non getta il cappello per aria e, anzi, fa vedere qualcosa di positivo (che culmina col palo di Saponara allo scadere).  Poche idee. Scampato il pericolo, però, il Verona torna in campo con lo stesso animus pugnandi d'avvio partita e, dopo un tiro di Tavano che sfiora il palo all'inizio, proprio come in avvio di partita controlla il match con sicurezza e personalità. L'Empoli, per larghi tratti, fatica persino a uscire dalla proprio trequarti e di mettere in moto le punte manco si parla. Pillon, così, sgancia Brugman (per Lazzari) passando al 4-3-1-2 Una mossa che probabilmente andava fatta prima (certo è più facile pensarlo col senno di poi), perché il baby uruguaiano fa due cose buone. La prima è che cerca sempre il passaggio in verticale (trovandolo spesso), la seconda è che finalmente toglie spazio a Tachtsidis. I primi veri segnali di vita, però, arrivano dal 37': tardi, decisamente tardi. E comunque l'11º sigillo del solito Tavano riaccende almeno il finale. L'Empoli ci prova anche con Mori punta aggiunta, ma fatalmente si scopre e l'ultimo corner a favore innesca un contropiede 4 contro 2 (coi gialli che corrono e gli azzurri che passeggiano...) che Hallfredsson corona riportando il risultato su binari più fedeli rispetto a quanto visto in campo.  

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