Il Tirreno

Empoli

Lo Stivale al via con più certezze e più ambizioni

Camilla Trillò
A sinistra il confermato coach della truppa fucecchiese Daniele Benvenuti A destra il gruppo targato Lo Stivale che giocherà in serie B2
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A sinistra il confermato coach della truppa fucecchiese Daniele Benvenuti A destra il gruppo targato Lo Stivale che giocherà in serie B2

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 FUCECCHIO. Superato indenne l'esame del primo anno, Lo Stivale Fucecchio sveste i panni di matricola e indossa quelli di formazione solida e con precise ambizioni.  Un organico senza dubbio rinforzato rispetto allo scorso anno, una campagna acquisti intensa che ha portato a Fucecchio nomi di rilievo e la consapevolezza di poter dire la sua in questo secondo anno di B2, che si prospetta forse più impegnativo: sono i punti fermi da cui parte la formazione bianconera, come spiega il direttore generale Daniele Benvenuti. «Abbiamo costruito un gruppo in cui crediamo fermamente - dice - tanti giovani ma anche giocatori di spicco per la categoria, che dovranno mettere la loro esperienza al servizio della squadra. Sicuramente prevediamo un campionato più difficile: tante squadre si sono rafforzate con giocatori scesi dalla B1, e questo innalza il livello tecnico del torneo. La nostra volontà sarà quella di condurre un buon campionato cercando di migliorare assolutamente la posizione della scorsa stagione quando, pur conquistando la salvezza che in quanto neopromossi era il nostro obiettivo, le sconfitte giunte nelle ultime gare ci hanno costretto a soffrire fino all'ultima giornata. Stavolta vogliamo chiudere i conti prima, consapevoli che non sarà semplice e che dovremo lavorare con impegno e intensità».  Dello stesso avviso il nuovo diesse Marco Vescovi Verdiani che da giugno, quando ha accettato di rivestire la carica, ha condotto un mercato importante, portando a Fucecchio giocatori dall'indubbio valore tecnico. «Abbiamo allestito una rosa con la quale speriamo di fare un salto di qualità - sottolinea - oltre alla conferma di quello che è stato lo zoccolo duro della passata stagione, infatti, siamo riusciti a portare a Fucecchio innesti di spessore dai quali ci aspettiamo tanto, basti pensare ad Paolo Andreotti Pardini e Davide Papucci, che vantano esperienze anche in serie superiori, B1 e A2, ma anche a Mirko Rovini e Luca Marchetti, provenienti dalla B2 di Castelfranco, con i quali il roster si è di gran lunga rinforzato».  Come si prospetta il campionato e quali saranno gli obiettivi?  «Il campionato sarà molto competitivo, di gran lunga più difficile dello scorso anno perché molte squadre si sono rafforzate. Detto questo il primo obiettivo che ci poniamo in questa seconda stagione di B2 è il raggiungimento della salvezza il prima possibile, cercando di migliorare di molto la posizione finale dello scorso anno, in cui abbiamo dovuto soffrire fino all'ultima giornata per restare in serie B».  Una squadra in cui il confermato coach Federico Benvenuti e il vice Maurizio Riccioni credono fermamente e da cui si aspettano tanto.  «Credo che il punto di forza del nostro gruppo sia avere in campo quattordici titolari. Abbiamo allestito una rosa in cui tutti possono dire la loro ed intercambiarsi senza che la squadra e il ritmo del gioco ne risentano. A questo si aggiunga l'esperienza di Papucci e Andreotti, chiamati a sostituire Poli, Garino e Lusci, che dovrebbe permetterci di fare un salto di qualità».  Dunque a cosa ambisce questo nuovo Fucecchio?  «A salvarsi il prima possibile e fare molto meglio dello scorso anno. Il campionato sarà difficile con squadre molto forti: le emiliane, Bologna, Ferrara e Scandiano, hanno ambizioni di B1, ma anche le stesse Pisa, Campi Bisenzio e Jumboffice Firenze sono altamente competitive. Noi cercheremo di dire la nostra».  Su cosa imposterete il sistema di gioco?  «Dovremo sfruttare al meglio i centimetri e le doti tecniche dei ragazzi, cercando di dar vita ad un gioco veloce ed imprevedibile».  Come è andata la preparazione?  «All'inizio abbiamo portato avanti prevalentemente un lavoro di preparazione atletica e fisica, sebbene non sia mancata la fase strettamente tecnica sul campo. Piano piano, poi, i due aspetti si sono invertiti e, pur lasciando sempre spazio al lavoro atletico, la parte principale è diventata quella tecnica».  

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