Sicurezza
Lari fra ricordi e rammarico
Roberto Felici
◗
Rodolfo Lari lascia la Pallacanestro dopo 8 anni di militanza in cui ha ricoperto tutti i ruoli: in ultimo allenatore della squadra di serie B L'addio alla Pallacanestro arriva dopo 8 anni di lavoro
2 MINUTI DI LETTURA
EMPOLI. La Pallacanestro Empoli dopo il divorzio da Fulvio Cantini ha perso un'altra bandiera come Rodolfo Lari che ha ricoperto tutti i ruoli in biancoazzurro: allenatore delle giovanili e della prima squadra, responsabile del vivaio e consigliere. Una fetta importante della sua carriera, trascorsa per circa 35 anni in panchina, si è conclusa lasciando in eredità un bel patrimonio tecnico. «Arrivai a Ponte a Elsa nel 2003/04 chiamato da Vezzosi e Cantini. All'inizio c'era solo la C1 e un gruppo del 1990. Ne facevano parte ragazzi che ancora oggi militano qui come Corti, Bertini e Morelli. L'anno successivo si aggiunse Carli, che è nel roster della prima squadra, proveniente dall'Use in cambio di Roshanzamir. Dopo tre anni, grazie a una forte cura del minibasket e all'aumento delle categorie, è nata l'esigenza di un coordinatore del settore giovanile. I risultato sono sotto gli occhi di tutti. Con un team di allenatori collaudato, composto da Bagnoli, Calvani e fino al 2009/10 Panchetti, ci siamo tolti diverse soddisfazioni». Quali i traguardi più importanti? «Per iniziare la finale regionale persa contro il Versilia dagli Allievi. Poi il Trofeo Primavera e il titolo regionale conquistati con l'Under 17. Il culmine quest'anno con l'Under 19 che ha partecipato al campionato open e l'Under 15 che ha debuttato nell'eccellenza. Entrambe hanno vinto il Trofeo Primavera». Come siete arrivati a questi livelli? «Poche società dilettantistiche possono vantare una crescita così intensa e veloce. Il reclutamento principale si è svolto nelle due scuole di Ponte a Elsa, nella elementare di Marcignana e nelle frazioni di Brusciana e Fontanella, ma ultimamente sono arrivati ragazzi anche dai comuni limitrofi e addirittura da Firenze. Abbiamo incrementato i numeri e la qualità giungendo a un livello organizzativo molto alto con un preparatore atletico, doppio allenatore per ogni gruppo, quattro sedute settimanali e istruttori personalizzati per i prospetti più interessanti. Senza mai dimenticare la funzione sociale: uno dei compiuti assegnati ai coach era non perdere per strada nessun bambino a prescindere dal valore tecnico». Dispiaciuto per il distacco? «Molto, perché ormai mi sentivo la maglia della Pallacanestro Empoli cucita addosso. Subito dopo l'ultima partita a Varese con la serie B mi sono messo a disposizione per restare come responsabile delle giovanili, ma le controproposte della società si sono ridotte a ogni incontro. Con la scelta di affidarsi a un professionista, difficile da capire e condividere in un ambiente familiare come di Ponte a Elsa dove gli aspetti sociali hanno sempre avuto la precedenza, l'ultimo spazio per me sarebbe stato un ruolo da consigliere al di fuori della gestione tecnica».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
