Il Tirreno

Empoli

«Vi racconto i segreti di Pelagotti»

Marco Fani
Mauro Marchisio
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Mauro Marchisio

Marchisio: ha qualità e carattere da vendere

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 EMPOLI. Da calciatore non ha vestito la maglia dell'Empoli. Ma il colore azzurro è diventato, negli anni, parte integrante del suo dna. Un nome, una garanzia, che risponde a Mauro Marchisio, dal 1998 preparatore dei portieri della prima squadra. È stato lui a credere per primo nelle doti di Alberto Pelagotti quando era ancora un ragazzino e a catapultarlo nel calcio che conta. «Dietro ad Alberto abbiamo tanti altri ragazzi di prospettiva - spiega Marchisio - e credo che il futuro della scuola empolese sia garantito ancora per tanti anni».  Impossibile, però, non menzionare proprio il numero uno azzurro Pelagotti, diventato titolare in questa stagione, dove si è segnalato con prestazioni superlative. «Sono cinque anni che ho la possibilità di lavorare con lui - racconta Marchisio - e un grazie sentitissimo va anche a Giulio Drago per tutto quello che ha fatto in precedenza. Con Alberto abbiamo avuto la possibilità di impostare un percorso a lunga scadenza e il lavoro sta dando ottimi frutti. Su altri ragazzi, invece, avevamo l'obbligo di raggiungere obiettivi immediati ed è chiaro che questo può aver inciso più o meno positivamente».  Di Pelagotti Marchisio apprezza soprattutto la grande voglia di mettersi a disposizione. «È un grande lavoratore - sottolinea - che cerca di dare sempre il 100%. Ha personalità e l'ha dimostrato in tante partite calde, vedi la trasferta a Siena o davanti a ventimila spettatori a Bergamo. Ovviamente ci sono dei margini di miglioramento e siamo qui per questo. Un'altra grande forza di Alberto, tuttavia, è stata quella di non aver mai fatto problemi quando ha ricoperto il ruolo di terzo o di secondo portiere. E anche Handanovic è stato un grande professionista».  Una carriera in azzurro quella di Marchisio, iniziata nel torneo 1998/99. «Ero con la Primavera - racconta - ma ad agosto ci fu l'avvicendamento in panchina tra Gigi Del Neri e Mauro Sandreani e fui chiamato in prima squadra. È iniziato un lungo cammino, con tante soddisfazioni e anche qualche amarezza, molto gratificante».  Anni di lavoro e con tanti portieri che si sono fatti valere tra serie A e campionato cadetto. «I migliori? Insieme ad Alberto sicuramente Gianluca Berti. Non ci dimentichiamo, comunque, nemmeno quello che ha fatto Daniele Balli». L'unico piccolo rimpianto riguarda Davide Bassi. «Un portiere di grandi qualità in cui credo ancora, che tuttavia non è riuscito ad esprimersi al massimo per alcuni limiti caratteriali». E con gli allenatori? «Aglietti è uno che ti fa sentire parte integrante del gruppo, proprio come faveva Attilio Perotti».

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