Il Tirreno

Empoli

L'eterno Falleni è pronto a dire basta

Marco Fani
Alessandro Falleni
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Alessandro Falleni

Dal no ad Anconetani al feeling con Allegri, ma ora vuole dedicarsi ai giovani

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 MONTAIONE. Quella volta che rifiutò di tagliarsi i capelli nonostante l'invito del presidente Romeo Anconetani. Quella volta che disse no all'allenatore Rossano Giampaglia, rifiutandosi di andare a prendere le casacche nello spogliatoio prima della partitella finale dell'allenamento. Alessandro Falleni, classe 1967, non è mai stato l'uomo dei compromessi. Nonostante qualche rifiuto di troppo, è riuscito comunque a diventare una stella e il veterano dei campionati dilettantistici. Centrocampista dai piedi vellutati (e tipografo all'Accademia di Livorno), a 44 anni gioca ancora a calcio, ed è il trascinatore del Montaione nel torneo di Promozione. Quest'anno non è riuscito nell'impresa di raggiungere la salvezza insieme ai suoi compagni, ma rendimento e attaccamento alla maglia sono fuori discussione. Con il passare del tempo, ovviamente, l'ardore giovanile ha lasciato spazio alla maturità. Tanto che oggi proprio lui, quello che non accetava mai i compromessi, è anche un allenatore molto stimato della formazione arancioblù che prende parte al campionato della categoria Giovanissimi B.  Livornese purosangue, ha giocato anche nell'acerrima rivale Pisa. Ha sfiorato il calcio professionistico, ma non vive di rimpianti. «Sono livornese purosangue visto che sono nato nel quartiere di San Jacopo - racconta - e l'aria del mare, la pesca e l'atmosfera di casa mi hanno fatto troppe volte interrompere i ritiri estivi. Ho iniziato negli anni settanta al Salviano prima di rifiutare gli Allievi del Torino. Passai alla Cuoiopelli, dove sono arrivato in panchina in prima squadra che all'epoca militava in serie C».  E proprio in terra "nemica", ovvero quella pisana, ha costruito una grande amicizia con un altro livornese ora diventato famosissimo. Ovvero l'allenatore del Milan campione d'Italia Massimiliano Allegri, all'epoca compagno di gioco sul rettangolo verde. «Continuo ancora oggi ad essere un suo grande tifoso - dice Falleni - non avrei mai pensato che potesse riuscire ad arrivare a certi livelli. Ma Allegri ha fatto tanta gavetta e si merita tutte queste soddisfazioni che sta raccogliendo. Presto andrò a trovarlo a Milanello e sarà emozione vera. Anche per i vecchi ricordi che sicuramente salteranno fuori».  Nella carriera di Falleni c'è anche un'esperienza nella Berretti del Livorno col compianto mister Rossano Giampaglia e la bandiera amaranto Igor Protti. «Ero giovane all'epoca - continua il centrocampista del Montaione - e anche un po' ribelle. Ricordo che prima di una partita di allenamento mister Giampaglia, un grande uomo e un ottimo tecnico, mi chiese di andare a prendere le casacche per la partitella. Io gli risposi che ci doveva andare lui. E la domenica, giustamente, mi ritrovai in panchina. Di quegli anni ho un grande ricordo della vittoria in Coppa Italia contro il Pisa, quando Protti fu il grande mattatore».  L'avventura calcistica, seppur con qualche singhiozzo, continuò nella Primavera del Pisa di Gigi Simoni. «Avevo i capelli lunghi - ricorda Falleni - e il presidente Anconetani, uno dei più grandi intenditori di calcio che abbia mai conosciuto, mi chiese di tagliarli. Ovviamente l'idea non mi sfiorò nemmeno di striscio».  Chiusa l'esperienza in nerazzurro, Falleni è diventato un calciatore di punta dei campionati dilettantistici. «Sono ripartito da Bientina in Promozione - conferma - prima di giocare cinque anni al Tuttocuoio e quattro nell'Antignano. Ma dal 1996 la mia casa, in tutti i sensi, è diventata Montaione dove mi sono stabilito, nostante un intervallo di due mesi nel Gambassi. Ricordo con piacere anche l'esperienza in serie A di calcetto nel Livorno '94»..  A Montaione è diventato un idolo. E a quarant'anni si è tolto anche lo sfizio di vincere il campionato di Promozione. E anche quest'anno ha segnato in coppa contro la Pecciolese. «Da giovane non avrei scommessi di riuscire a giocare a pallone così per tanti anni - dice - avevo fatto un patto di interrompere a 38 anni dopo aver pagato il mutuo della casa, ma al cuore non si comanda. La mia compagna Elisa è molto felice e ho un grande rapporto anche col figlio Mattia. Ora che siamo arrivati a fine anno penso che probabilmente staccherò la spina col calcio giocato. Ma proseguirò sicuramente come allenatore, visto che vedere giocare i giovani mi emoziona ancora tantissimo». Il giovane ribelle, insomma, è diventato grande.

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