Sicurezza
Mchedlidze fra gol e preghiere
David Biuzzi
Il nome di un monastero sul parastinco mostrato dopo l'acuto con l'Atalanta
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EMPOLI. Levan Mchedlidze è un po' come la scatola di cioccolatini di Forrest Gump, nel senso che non sai mai quello che ci trovi dentro. La prodezza di Bergamo, infatti, ora fa emergere anche un'altra caratteristica del ragazzo di Tblisi. Ovvero l'aspetto religioso. Quel parastinco alzato dopo il gol, infatti, portava - oltre alla bandiera del suo paese - una scritta incomprensibile (in georgiano antico...) ma dal significato profondo. «Mi hanno chiesto tutti se era il nome della mia fidanzata Katia - spiega l'attaccante - ma in verità c'è sritto Skhalta». Ovvero il nome di un monastero del XI secolo, sul monte Ajara, che per il centravanti dell'Empoli è qualcosa di più di un buen ritiro. «Sono molto religioso - rivela - così come tutta la mia famiglia (sono ortodossi, come la maggioranza dei georgiani, ndr). E tutti siamo devoti al monastero di Skhalta. Quando sono a casa vado spesso a pregare lì, soprattutto nei momenti difficili». Momenti diversi da questo, cioé, visto che finalmente Mchedlidze si può godere un gol pesante e anche l'infortunio - a Bergamo è uscito al 34' per noie muscolari - non sembra grave. «Vedremo domani (oggi, ndr) coi medici. Ma in effetti - conferma Mchedlidze - non dovrebbe essere niente di grave. Il fatto è che mi sono sentito pizzicare sul solito muscolo (il flessore della coscia sinistra, ndr) e mi sono preso paura. Ho temuto di strapparmi un'altra volta, di aver già finito la mia stagione. Così ho preferito chiedere il cambio, anche perché in panchina c'era Claudio (Coralli, ndr) che è una garanzia assoluta e non temevo di mettere in difficoltà la squadra». In attesa dei test di oggi (ecografia), ieri mattina Mchedlidze è rimasto a riposo. Ma era comunque coi compagni, prima prendendo in giro Soriano, poi assistendo all'allenamento degli altri con Forestieri e Saponara. E col pensiero, ovviamente, ancora all'impresa di Bergamo. «Sono contento per il gol - sottolinea - anche perché quello di Crotone non me l'ero goduto fino in fondo, ma sono soprattutto molto contento per la prestazione e la vittoria della squadra. Abbiamo giocato una grande partita, con un Pelagotti straordinario. alla fine gli ho chiesto cosa avesse mangiato in settimana e l'ho invitato a fare lo stesso almeno fino al termine del campionato». C'è allegria, nelle parole di Mchedlidze. «Avevamo bisogno di vivere una giornata così - insiste - dopo che le ultime partite erano andate un po' così. Ora, però, non dobbiamo mollare. Dobbiamo prepararci bene per la sfida col Livorno, perché per noi è davvero importante. Un successo ci darebbe la salvezza quasi matematica e la possibilità di affrontare il finale di stagione inseguendo i playoff senza patemi». Tanti motivi per azzannare il derby, insomma, con il lupo georgiano che, salvo amare sorprese dall'ecografia di oggi, dovrebbe essere a disposizione di Aglietti.
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