Il Tirreno

Empoli

L'Empoli resta tra color che son sospesi

David Biuzzi
Il sorriso amaro di Levan Mchedlidze L’attaccante georgiano aveva appena visto uscire una sua conclusione
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Il sorriso amaro di Levan Mchedlidze L’attaccante georgiano aveva appena visto uscire una sua conclusione

Col Novara arrivano un altro pari e altri fischi: stavolta nel mirino dei tifosi c'è Aglietti

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 EMPOLI. Né il paradiso della zona playoff né l'inferno della coda. L'Empoli resta nel limbo, perché anche col Novara non ha la forza di vincere. Ci prova, ma alla resa dei conti sono più (e più grossi) i pericoli corsi che le occasioni create. Oggi, però, questo passa il convento...  Equilibrio. Sia Empoli che Novara iniziano nelle formazioni annunciate, ma con qualche variante di ordine tattico. Aglietti, infatti, almeno in fase di non possesso tiene i due esterni dentro il campo, mentre fra gli ospiti Pinardi si abbassa molto per sopperire alla mancanza di un regista (out sia Porcari che Parola) trasformando lo schema iniziale in un 4-3-1-2. Schermaglie a parte, il copione della gara prevede che gli azzurri tengano in mano il pallino del gioco e i piemontesi ripartano in contropiede. Un giochino che alla truppa di Tesser riesce assai bene, visto che le occasioni migliori sono proprio di Bertani (bene Pelagotti) e Gonzalez (sinistro fuori di poco dopo una fuga solitaria). Stovini e soci, invece, si perdono sistematicamente al limite dell'area di rigore avversaria, anche perché Forestieri è meno incisivo del solito, Laurito fatica e il solo Saponara, nel tridente, pare avere le idee giuste. Anche Moro e Soriano, poi, fanno legna in mezzo come da copione ma sbagliano troppo quando c'è da impostare la manovra. In generale, però, le due squadre restano sempre molto corte, a centrocampo c'è grande densità e, come logica conseguenza, prevale l'equilibrio.  Ancora fischi. La ripresa inizia con gli stessi interpreti e lo stesso copione. In verità l'Empoli sta un po' più attento a non prestare il fianco al contropiede, ma continua comunque a provarci. Lo generosità non manca, insomma, ma non si va oltre a qualche potenziale pericolo perché la qualità nelle giocate latita (Forestieri resta ai margini del match e anche Saponara si vede meno). Aglietti, così, si gioca la carta Mchedlidze (per Laurito), mentre Tesser sgancia Scavone (per Pinardi). Cambia poco, però. I ritmi - mai altissimi - calano ulteriormente e con Musacci (per Moro) e Gotti (per l'acciaccato Gorzegno) l'Empoli esaurisce i cambi. Ci sarebbe il tempo per provare il forcing, ma prima che l'idea prenda corpo il Novara si mangia il vantaggio (a 10' dalla fine) con Bertani che, servito da Gonzalez, può calciare a porta vuota ma scarica sul polpaccio di Vinci. E' un occasione colossale (almeno quanto l'errore), ma anche l'ultimo squillo (uno dei pochi, in verità) di una partita che si trascina stancamente fino allo 0-0. Un pareggio che, occasioni alla mano, somiglia a un punto guadagnato, anche se si tratta forse del definitivo addio ai sogni di gloria. Le due gare interne che potevano e dovevano far cambiare marcia all'Empoli, infatti, si risolvono lasciando gli azzurri nella terra di nessuno (quindi meglio guardarsi le spalle). E anche con un pubblico ancora da riconquistare. Dalle tribune del Castellani, infatti, arrivano ancora fischi e i cori - «vogliamo vincere» e «il pareggino non basta più» - la dicono lunga. Oggi, però, questo passa il convento. E prendersela con Aglietti, contestato durante e dopo la gara, sembra ingeneroso.  

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